Un progetto di gestione sostenibile dell’arapaima, il pesce gigante del rio delle Amazzoni, ha creato opportunità economiche e di sviluppo nella foresta. Grazie alla collaborazione delle comunità locali

Il destino di un piccolo tratto della foresta amazzonica in Brasile poggia sulle esili spalle di Antônio Humberto Figueiredo da Cunha, 34 anni. Da quasi metà della sua vita dedica tre giorni al mese a pattugliare il dedalo di corsi d’acqua e laghi interconnessi che circondano il suo villaggio di São Raimundo, nel cuore della giungla. Lui e gli altri guardiani sono una linea di difesa sottilissima contro bracconieri, minatori e chiunque voglia saccheggiare le acque e le foreste circostanti. “Lavoro per tenere fuori gli invasori”, dice con voce pacata.

Scalzo, in maglietta verde e pantaloncini blu, è al primo giorno del suo ultimo turno di sorveglianza. Da una casa di legno galleggiante, vicino a una riva del fiume Juruá, lui e altri tre uomini del posto sorvegliano la confluenza di un corso d’acqua nel fiume. È l’imbocco di un sistema di canali che si estende per venti chilometri fino a São Raimundo. Le persone del gruppo hanno a disposizione ben poco a parte la voce, il sostegno del villaggio e un fucile calibro 22 consumato dal tempo. Eppure gli effetti del loro lavoro sono stati straordinari. Figueiredo da Cunha fa parte di un esperimento cominciato 18 anni fa che ha cambiato il destino del suo e di altri villaggi lungo questo tratto del Juruá, contribuendo anche a proteggere decine di migliaia di ettari di foresta pluviale primaria e corsi d’acqua che ospitano lontre giganti, delfini rosa e piranha.