Evoluzione dell’avvocatura e del diritto tributario: di questi temi si è parlato con l’avvocato Michele Di Fiore, presidente della Camera degli Avvocati Tributaristi di Napoli, tra i titolari dello studio Di Fiore Nunziato Avvocati Tributaristi che, per il quarto anno consecutivo, ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di “Studio Legale dell’Anno 2026” conferito da “Il Sole 24 Ore”. Di Fiore è stato intervistato sulla web tv de Il Mattino dal caporedattore e coordinatore delle Cronache Gerardo Ausiello.

Avvocato, il suo studio, che oggi conta un organico di 22 professionisti e sedi a Roma e Milano, oltre al quartier generale di Napoli, riceve questo riconoscimento nel 70esimo anniversario della sua fondazione. Cosa rappresenta per voi questo evento? «Rappresenta tanto. L’anniversario arriva in un 2026 che segna grandi ricorrenze istituzionali: gli 80 anni della Repubblica e i 70 anni dalla prima udienza della Corte Costituzionale. Sapere che la nostra storia cammina di pari passo con quella delle più alte istituzioni del Paese, ci riempie di orgoglio, ma ci ricorda anche la responsabilità che portiamo ogni giorno. Quando mio padre Giuseppe fondò lo studio nel 1956, in una Napoli piena di fermento e voglia di riscatto, il diritto tributario era una materia per pochi pionieri. Lui pose una prima, fondamentale pietra basata sull’eccellenza e sull’etica nel rapporto con il contribuente». In questi decenni avete superato ben due passaggi generazionali, che spesso in Italia sono momenti fatali per molte realtà, continuando a crescere: qual è il segreto del vostro successo? «È stato non considerare mai la continuità come una semplice “eredità” passiva, ma come un motore di innovazione. Io ho vissuto la fase di consolidamento negli anni ’80. Oggi, la terza generazione guidata da mia figlia Lorena e da Gennaro Nunziato, ha impresso una accelerazione straordinaria. Hanno avuto la visione e il coraggio di proiettare lo studio su scala nazionale, rafforzando e rendendo centrali le sedi di Milano e Roma. Però l’abbiamo fatto non emigrando ma esportando eccellenza. La scuola giuridica partenopea ha radici millenarie. Con le sedi di Milano e Roma portiamo quella cura “sartoriale”, tipica della nostra tradizione, nei mercati più dinamici d’Italia, presidiando i centri nevralgici dove si scrive la norma e dove batte il cuore dell’economia. Questo ci permette di fare qualcosa di unico per il nostro territorio: attrarre capitali». Maturità 2026, 1 studente su 6 va ancora a caccia delle tracce su Internet: ritorna la campagna informativa "Maturità al sicuro"In questi 70 anni come si è trasformato il modo di fare l’avvocato tributarista? «La mutazione è stata radicale. Nel 1956 l’avvocato era un solutore di patologie ex post: il cliente arrivava in studio quando il problema era già emerso, con l’accertamento in mano, e l’attività era prettamente difensiva e legata alle aule di giustizia. Oggi l’avvocato tributarista è un consulente strategico che interviene ex ante. La globalizzazione dei mercati, la dematerializzazione dei patrimoni e la velocità dei flussi finanziari richiedono una pianificazione preventiva. Non siamo più chiamati solo a difendere l’imprenditore davanti a un giudice, ma a camminare al suo fianco per prevenire la contestazione, strutturando le operazioni in totale trasparenza e legalità fiscale. È cambiata anche la velocità: un tempo si attendevano mesi per una risposta ministeriale, oggi le decisioni aziendali si prendono in poche ore e il diritto deve correre alla stessa velocità del business. In questo senso l’intelligenza artificiale può essere uno strumento utile all’avvocato, che resta centrale». Quindi è indispensabile specializzarsi per fornire prestazioni di qualità ai clienti? «Certo. Oggi l’avvocato “tuttofare” non è più solo anacronistico, è un rischio per il cliente. Il diritto tributario ha raggiunto un livello di iper-specializzazione e frammentarietà tale da richiedere competenze verticali assolute. Pensiamo all’incrocio tra fiscalità nazionale, normative europee e trattati internazionali, o all’avvento della fiscalità dell’era digitale. Uno studio moderno non può prescindere da una struttura multiprofessionale e specializzata, dove ogni professionista domina un segmento specifico della materia: dal contenzioso di alta complessità al transfer pricing, fino al tax risk management. La specializzazione è l’unica vera barriera difensiva contro l’errore e, al tempo stesso, l’unica chiave per decodificare le opportunità. Mio padre Giuseppe fu un visionario proprio perché scelse la via della specializzazione quando nessuno sapeva cosa fosse; noi abbiamo semplicemente portato quella intuizione alle sue estreme conseguenze».