Il governatore Renato Schifani ha girato all’ufficio Legislativo e Legale della Regione l’incarico di sbrogliare questa matassa sull’istituzione del Parco nazionale degli Iblei, imposta dal Tar con sentenza della scorsa settimana. Lo ha spiegato l’assessore Giusi Savarino, dopo che con il suo ufficio aveva relazionato su una mancanza di margini di azione, se non quella di istituire il Parco: «Essendo una questione giuridica – ha spiegato - abbiamo convenuto con il presidente sia quell’ufficio a interpretare questo giudicato del Tar e se rimangono in capo a noi delle azioni, o meno». La novità arriva mentre è Giuseppe Impallomeni, portavoce del comitato Antiparco (i sindaci dei Comuni ricadenti, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Agriambiente, associazioni Cavatori, Allevatori, Ance Sicilia, ecc) a intervenire sulla questione: «La Regione faccia ricorso al Cga. E si attivi un’azione per revocare in autotutela la legge del 2007 che istituiva il Parco degli Iblei. Noi non siamo per una nuova perimetrazione, noi non lo vogliamo». Fa alcuni esempi: «La legge nazionale 394/91, che è molto rigida, prevede che entro sei mesi dall’istituzione del Parco i cavatori debbano chiudere. E qui si tratta di cave da cui si è tratta anche la pietra usata per ricostruire la cattedrale di Noto». Altro esempio: «I nostri allevatori, che con venti litri di latte della vacca Frisona o della Bruna alpina, che non sono autoctone, già muoiono di fame, devono andarsi a prendere le mucche autoctone». E ancora: «Agricoltura di tipo tradizionale, addio. Edilizia zero: se mi crolla il tetto della stalla, o devo aprire una finestra, non si può toccare una pietra».