Il secondo principio della termodinamica sancisce che l’entropia di un sistema chiuso, il suo “disordine”, non può far altro che aumentare. Una conseguenza di questo principio è che il tempo scorre sempre e inesorabilmente verso una direzione, da quello che chiamiamo passato a quello che chiamiamo futuro. Ulteriore corollario, che ci riguarda ancora più da vicino, è il fatto che l’invecchiamento è un processo altrettanto unidirezionale. La ricerca scientifica, fortunatamente, sta provando a fare qualcosa in proposito: uno studio appena pubblicato su Nature racconta di un trial clinico recentemente concluso che ha coinvolto una persona le cui cellule del nervo ottico sono state parzialmente riprogrammate e “ringiovanite” per invertire la rotta del glaucoma, una malattia che colpisce gli occhi, tipica dell’invecchiamento.

Come ripristinare l’informazione epigenetica

Le fondamenta di questo campo di ricerca sono relativamente attuali e sono state gettate nel 2020, quando uno studio condotto da ricercatori della Harvard Medical School ha dimostrato, su topi, che è possibile riprogrammare in vivo le cellule del nervo ottico, restituendo loro dei pattern di metilazione del dna (le modifiche chimiche che regolano l’espressione genica) tipici della giovinezza. I ricercatori hanno usato tre dei quattro “fattori di Yamanaka”, specifici geni in grado di far regredire una cellula matura a uno stato staminale, impiegando in particolare Oct4, Sox2 e Klf4 ed escludendo Myc perché noto oncogene. Inserendo questi geni nelle cellule gangliari tramite un vettore virale, l’équipe ha osservato una promozione della rigenerazione degli assoni e un ripristino della vista in modelli murini affetti da glaucoma e in topi anziani.