Il punto non è se l’AI trasformerà il procurement, perché lo sta già facendo. Ma come le organizzazioni sapranno governare e valorizzare questa trasformazione.Le aziende capaci di integrare in modo coerente dati, processi e intelligenza artificiale potranno, e sapranno, evolvere il Procurement in una vera leva strategica di competitività: una funzione in grado di generare contemporaneamente efficienza, resilienza e innovazione.Chi invece limiterà l’AI a sperimentazioni isolate o a una logica puramente tattica – come la mera riduzione dei costi –, rischia di non capitalizzare le nuove opportunità.Indice degli argomenti:
Un percorso di evoluzione ora di fronte a un bivioUn ruolo sempre più complesso e l’intervento dell’AILa trasformazione digitale è la priorità strategica nei prossimi 18 mesiUna fase nuova, guidata dall’AI agenticaDal procurement reattivo a quello predittivoI limiti all’adozione efficace dell’AITrasformare dati frammentati in insight azionabiliL’AI non sostituirà il procurement strategicoUn percorso di evoluzione ora di fronte a un bivioNegli ultimi cinque anni il procurement ha attraversato una trasformazione profonda. Durante la pandemia, la funzione è diventata un presidio strategico per le aziende: garantire continuità delle forniture, gestire il rischio geopolitico e rafforzare la resilienza delle supply chain ha portato i Chief Procurement Officer al centro delle decisioni aziendali.Oggi, però, lo scenario sta cambiando nuovamente. Il report Procurement at a crossroad: from optimism to realism, realizzato da Economist Enterprise con il supporto di Sap, descrive un Procurement che si trova a un bivio: consolidare il ruolo strategico conquistato, oppure rischiare di essere ricondotto a una funzione prevalentemente focalizzata sul controllo dei costi.Un ruolo sempre più complesso e l’intervento dell’AILa ricerca, condotta su oltre 2.600 executive in 23 Paesi, evidenzia infatti un ritorno deciso della pressione su saving ed efficienza. Il 54% dei manager censiti indica oggi il contenimento dei costi come principale valore generato dal Procurement, in crescita rispetto al 43% del 2025.Paolo Brida“Ma sarebbe riduttivo leggere questo dato come un passo indietro”, sottolinea Paolo Brida, head of spend management di Sap Italia.Che rileva: “al contrario, il procurement moderno è chiamato a un ruolo sempre più complesso: ridurre i costi, certo, ma allo stesso tempo rafforzare la resilienza, governare il rischio, supportare gli obiettivi ESG e accelerare la trasformazione digitale”. È in questa evoluzione che “l’intelligenza artificiale assume un ruolo decisivo”.La trasformazione digitale è la priorità strategica nei prossimi 18 mesiUna delle indicazioni più interessanti emerse dallo studio sul settore riguarda proprio la centralità dell’AI. Il 60% degli executive identifica la trasformazione digitale come la principale priorità strategica del procurement nei prossimi 18 mesi, davanti persino al cost management.Ancora più rilevante è che il 56% dei manager indica nelle strategie di intelligenza artificiale il principale driver della trasformazione digitale della funzione.È un cambio di paradigma rilevante: fino a pochi anni fa, la digitalizzazione del Procurement significava soprattutto automazione, analytics e semplificazione dei processi.Una fase nuova, guidata dall’AI agenticaOggi stiamo entrando in una fase nuova, guidata dall’emergere dell’agentic AI: sistemi in grado non solo di analizzare i dati, ma anche di eseguire attività operative e supportare decisioni in modo sempre più autonomo.La ricerca mostra che il 56% delle aziende sta già valutando o implementando soluzioni di questo tipo. Un’evoluzione che segna il passaggio dall’AI come ‘assistente’ all’AI come ‘esecutore’ e ‘orchestratore’ di processi. Dalla gestione del sourcing automatizzato alla proposta in tempo reale di fornitori alternativi in base a eventi geopolitici, fino a workflow intelligenti capaci di apprendere e adattarsi: il Procurement entra in una nuova dimensione.Non si tratta più solo di efficienza. L’AI diventa uno strumento di governo e supporto strategico.Dal procurement reattivo a quello predittivoLa vera discontinuità introdotta dall’AI “riguarda il passaggio da una gestione reattiva della spesa e del rischio a un approccio predittivo”, osserva Brida.Il report evidenzia come il 67% degli executive consideri gli insight predittivi e guidati dall’AI il principale fattore di evoluzione del category management. In altre parole, il procurement del futuro non sarà valutato soltanto sulla capacità di negoziare meglio, ma soprattutto sulla capacità di anticipare criticità e generare valore strategico attraverso i dati.Questo cambiamento “richiede una trasformazione profonda anche culturale”, rimarca l’Head of Spend management di Sap Italia: “un Procurement più integrato con le operazioni finanziarie e supply chain, più collaborativo con i fornitori e più capace di leggere i segnali deboli e trasformarli in decisioni tempestive”.I limiti all’adozione efficace dell’AIL’AI accelera questo percorso, ma non lo rende automatico. Il vero elemento abilitante resta la qualità del dato.Uno dei messaggi più chiari della ricerca è infatti che il principale limite all’adozione efficace dell’AI non è tecnologico, ma legato alla frammentazione dei sistemi e alla maturità dei dati aziendali.Il 32% degli executive indica proprio l’incertezza sul ritorno dell’investimento come principale ostacolo all’adozione dell’AI nel Procurement.Trasformare dati frammentati in insight azionabiliMolte organizzazioni stanno infatti cercando di introdurre soluzioni avanzate su basi informative ancora disomogenee, con dati non integrati e processi non standardizzati. Ma un procurement davvero intelligente non può prescindere da una piattaforma digitale connessa, capace di integrare dati, fornitori, processi e analytics in un unico ecosistema.“È qui che le piattaforme evolute di spend management giocano un ruolo chiave”, fa notare Brida: “trasformare dati frammentati in insight azionabili, garantire visibilità end-to-end e abilitare processi intelligenti su scala”.L’AI non sostituirà il procurement strategicoAccanto all’entusiasmo per l’automazione intelligente, emerge anche un forte realismo. Solo il 9% degli executive ritiene che nei prossimi tre anni l’AI sarà in grado di guidare autonomamente la maggior parte delle decisioni di Procurement.La maggioranza del mercato immagina invece un modello ibrido: AI a supporto delle decisioni operative e tattiche, con il presidio strategico che resta saldamente nelle mani delle persone.È una distinzione fondamentale. L’AI può ottimizzare processi, accelerare analisi e migliorare la compliance, “ma il valore strategico del procurement continua a dipendere da competenze profondamente umane”, osserva il manager di Sap Italia: “capacità negoziale, gestione delle relazioni con i fornitori, comprensione del business, lettura del rischio e visione d’insieme”.












