Se la regola generale è che i dossier della politica estera sono strettamente connessi alle strategie promosse da un paese sul piano della difesa, nel caso dell’Italia questo principio è ancora più attuale. Basti pensare a due aree: quella dei Balcani e il Libano.

La missione Kfor e il Kosovo

Nel primo caso l’Italia promuove l’integrazione di quei paesi nell’Unione europea, e si adopera a difesa del principio che debbano avere la priorità sull’Ucraina. Allo stesso tempo, deve fare i conti con l’intenzione, espressa dalla Nato, di ridurre il numero di militari che operano sotto l’ombrello della missione Kfor.

L’annuncio da parte dell’Alleanza atlantica risale al 12 giugno. La missione conta circa 4.600 militari da 29 nazioni, dopo un rinforzo di quasi 1.000 unità disposto nel 2023 in risposta agli attacchi di Zvecan. Il generale SACEUR Grynkewich ha spiegato che la decisione riflette il miglioramento delle condizioni di sicurezza e che la misura è «reversibile». La Nato non ha comunicato l’entità numerica della riduzione né i contingenti nazionali coinvolti, rendendo impossibile una valutazione precisa dell’impatto operativo. L’Italia contribuisce alla KFOR con un contingente stimato tra 300 e 500 militari.