Sono 12 gli ultras rossoblu denunciati dalla Digos di Taranto per l'invasione del terreno di gioco al termine della finale playoff persa dagli ionici contro Gladiator per la promozione in Serie D. I poliziotti agli ordini del vice questore aggiunto Paolo Favia hanno infatti individuato, oltre all'ultras 44enne già finito ai domiciliari per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, altri 11 tifosi grazie all'analisi meticolosa dei numerosi filmati acquisiti. L'informativa è giunta sul tavolo del pubblico ministero Flavia De Grazia che dovrà ora valutare il prosieguo dell'inchiesta valutando le singole contestazioni formulate dagli investigatori a ciascuno dei 12 denunciati. Ma non solo. Sulla base di questo primo atto d'indagine è altamente probabile che la Questura di Taranto possa avviare l'iter per l'emissione di Daspo nei confronti dei soggetti coinvolti.

Per il 44enne arrestato, invece, il divieto di assistere a manifestazioni sportive è già stato notificato nelle scorse: il provvedimento firmato dal Questore Davide Michele Sinigallia impone di stare lontano per ben 10 anni dai luoghi in cui si svolgano incontri di calcio a qualsiasi livello agonistico o amichevole. Lo stesso provvedimento inoltre fa divieto al tifoso di accedere alle aree di parcheggio nel raggio di 500 metri dal perimetro esterno dell’impianto sportivo interessato dal gioco della squadra Taranto Calcio nonché l’obbligo di firma, per un periodo di 5 anni, presso strutture di polizia cinque minuti dopo inizio del primo tempo e 5 minuti dopo la fine del secondo tempo in occasione di ogni incontro di calcio disputato dalla squadra rossoblu. Non è la prima volta dato che circa 20 anni fa, il 44enne fu destinatario di un Daspo di tre anni dopo una denuncia rimediata per una denuncia rimediata dopo una gara contro la Juve Stabia. Nelle scorse ore, intanto, com'è noto, il giudice Antonio Giannico ha rigettato la proposta di pena concordata dal difensore, l'avvocato Leonardo La Porta, con il pubblico ministero Flavia De Grazia. Troppo poco, seocndo il magistrato, il patteggiamento a 1 anno e 6 mesi di reclusione (con pena sospesa) che avrebbe anche consentito la revoca degli arresti domiciliari.