SPOLETO – Imu sulle locazioni a canone concordato, i regolamenti comunali non possono abrogare le leggi nazionali la Corte di Giustizia tributaria da ragione ad uno spoletino. A comunicarlo è la Confappi, Confederazione Piccoli Proprietari Immobiliari, delegazione di Spoleto, che ha ottenuto due sentenze favorevoli per un socio, e diffonde la notizia per informare chi si trovasse nella stessa situazione. "Gli immobili che vengono dati in locazione a canone concordato – spiega Confappi - fruiscono di due diverse agevolazioni sulla Imu: una, esistente per legge nazionale, non è modificabile dai Comuni e riduce l’imposta al 75%, l’altra, discrezionale, permette ai Comuni che lo decidessero di applicare una diversa aliquota, più favorevole, ponendo, semmai, anche delle condizioni. Il comune di Spoleto deliberò l’aliquota speciale dello 0,85, poi simbolicamente portata a 1,00 (anziché 1,06), a condizione che l’inquilino fosse residente nella abitazione locata". L’associazione spiega "che confondendo le due norme, il Comune ha inserito nel regolamento Imu la condizione della residenza anagrafica anche per l’accesso alla agevolazione nazionale ("sconto del 25%"), cosa che non poteva fare". Confappi quindi ha interloquito, per iscritto e verbalmente, con gli uffici comunali, che però sono rimasti fermi nella loro posizione. Sono scattati quindi i ricorsi tributari attraverso l’Avvocato Rossano Ponti del Foro di Spoleto. La Corte di Giustizia Tributaria di Perugia ha accolto l’appello ritenendo irregolare la situazione fino alla adozione del nuovo regolamento 2024.