Firenze, 18 giugno 2026 – E’ come se un intero museo fosse sparito nel nulla. Una grande collezione con trecento quadri di grande pregio (Correggio, Bronzino, Carracci, Spagnoletto, Guido Reni) ma anche sculture, paramenti sacri, orologi, carte geografiche, medaglie, incisioni per un totale di circa 465 oggetti d’arte: messi tutti insieme, per l’appunto, potrebbero da soli costituire un bel museo.

La storia è quella di Atto Melani, il celebre cantante lirico castrato nato a Pistoia nel 1626, figlio di un umile campanaro del duomo, morto ricco e onorato a Parigi nel 1714: una vita sui palchi di tutta Europa, ma anche una seconda identità in ombra, quella di spia al servizio del Re Sole. Questa grande collezione apparteneva a Melani: se ne sono perse le tracce, ma il caso è tornato d’attualità ieri durante un convegno al Senato promosso dalla senatrice di Italia Viva Daniela Sbrollini, dedicato al recente ritrovamento a Livorno dell’archivio segreto di Melani, che si riteneva perduto e che invece è stato ritrovato alla biblioteca Labronica grazie al team di scrittori Monaldi&Sorti (Rita Monaldi, Francesco Sorti e Theodora Maria Sorti).

L’eredità Atto Melani, il cenotafio in San Domenico a Pistoia (foto Luca Castellani)