<p>L'incertezza macroeconomica internazionale spinge gli acquirenti in ambito M&A a prestare maggiore attenzione alla gestione del rischio e all'autotutela, soprattutto se operano in Europa Meridionale, compresa quindi l'Italia.
E allo stesso tempo si è registrata un'impennata dell'utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale nelle operazioni di m&a, che ormai riguarda il 60% delle operazioni.
Questi sono i principali trend fotografati dalla 18esima edizione dello European M&A Study, realizzato dallo studio legale Cms.</p><p>Entrando nel dettaglio dei dati che MF-Milano Finanza ha potuto visionare in anteprima, si nota innanzitutto che la clausola earn out (in cui una parte del prezzo di vendita non viene pagata subito, ma eventualmente in un secondo momento, essendo subordinata al raggiungimento di specifici obiettivi futuri) è stata inserita nel 35% delle operazioni di m&a concluse in Italia e negli altri Paesi dell'Europa Meridionale (Spagna e Portogallo).
Una percentuale che è più che raddoppiata in un anno (nel 2024 era al 17%) e supera la media europea complessiva, ferma al 27%.
E che «testimonia una crescente diffusione di meccanismi di condivisione del rischio tra acquirenti e venditori», ha evidenziato l'avvocato Pietro Cavasola, managing partner di Cms in Italia.</p><p>Nel corso del 2025 è stata inserita maggiormente nei contratti relativi a operazioni di acquisizione societaria la clausola «Material Adverse Change» che permette a una parte di recedere da un accordo o di rinegoziarlo qualora si verifichi un evento imprevisto e grave, tale da compromettere in modo sostanziale il valore o le condizioni dell'affare prima della sua conclusione definitiva. </p><p>Di nuovo, l'Europa Meridionale mostra particolarmente «una maggiore sensibilità ai rischi macroeconomici e regolatori globali», ha segnalato Cavasola, con il 29% dei contratti che hanno previsto questa clausola per garantire equilibrio tra le parti.







