BRUXELLES. «Spero vivamente che ci sia un’apertura duratura dello Stretto di Hormuz e che questo porti alla ripresa dei flussi di petrolio e di gas. Ma una cosa è certa, anzi due. La prima è che dobbiamo trarre alcune lezioni da questa esperienza: bisogna accelerare con la transizione per ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili. E la seconda è che, anche con un’apertura immediata dello Stretto, ci vorrà comunque del tempo prima di tornare alla normalità. Per il petrolio qualche mese, per il gas probabilmente qualche anno. Perché molte infrastrutture sono state danneggiate in modo serio». La luce che si vede in fondo al tunnel della guerra nel Golfo rende Dan Jorgensen moderatamente ottimista, ma il commissario europeo all’Energia avverte che i prezzi del petrolio, e soprattutto quelli del gas, sono destinati a rimanere alti ancora a lungo. E invita i governi ad accelerare con il processo di elettrificazione perché questa crisi ha dimostrato che, anche in termini di costi energetici, «il Green Deal non è il problema, ma anzi rappresenta la soluzione».

Il commissario europeo per l'Energia, il danese Dan Jørgensen

L’economia europea ha rallentato, ma il peggio è stato evitato: c’è stato un eccesso di catastrofismo negli allarmi di questi mesi?«Certamente no. Prima di tutto bisogna tener presente che non siamo ancora usciti dalla crisi, che ha colpito in modo diverso le aree del mondo. Noi abbiamo speso, mediamente, 645 milioni di euro in più al giorno in energia dall’inizio del conflitto. Certo, rispetto al 2022 e rispetto ad altre regioni del mondo siamo più preparati. Ma ci sono effetti che non abbiamo ancora visto perché non sono stati ancora considerati nei prezzi, nel campo dell’energia, ma anche dei fertilizzanti. Continueranno a colpirci in futuro».