Napoli distretto digitale del Paese. Per alcuni potrebbe sembrare l'ennesimo slogan, mentre invece è una realtà misurabile in posti di lavoro e società che scelgono questa città per precise convenienze strategiche. L'ultima conferma è arrivata dal gruppo Lutech che ha inaugurato il proprio “Public Sector AI Transformation Hub”, laboratorio dedicato all'intelligenza artificiale per la pubblica amministrazione, 700 dipendenti già assunti dal 2019 e altri 100 in arrivo entro fine 2026, con l’obiettivo di raggiungere quota 2.000 nuovi assunti per tutte le sedi nazionali.

LA VISIONE All’inaugurazione ha partecipato Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell'Anci, e le sue parole non sono apparse come quelle del politico che taglia nastri. «Napoli è sempre più uno dei grandi poli italiani ed europei dell'innovazione tecnologica e delle tecnologie digitali. Il Centro Direzionale (dove ha sede Lutech a Napoli, ndr) è oggetto di grandi investimenti da parte della nostra amministrazione. Tutta l'area di Napoli Est è il distretto tecnologico e dell'innovazione della nostra città. Questo è un settore che crea tanta occupazione: qui si è arrivati già a 700 dipendenti. Segno che investire nell'innovazione significa creare tanti posti di lavoro qualificati per i nostri giovani». Una generazione, quella dei laureati campani, che fino a un decennio fa imboccava quasi obbligatoriamente l'autostrada del Nord e che adesso trova ragioni solide per restare: contratti stabili, ruoli tecnici di livello, aziende che fanno ricerca a due passi dagli atenei dove si sono formati. E a confermarlo è stato il rapporto annuale di Banca d’Italia di pochi giorni fa, che ha fissato con +45% del settore ICT. Il sindaco lo dice esplicitamente: «Tutti questi nuovi assunti sono ragazzi che escono dalle nostre università e trovano la loro prospettiva di lavoro stabile e qualificato a Napoli». Academy, 10 anni dopo iscrizioni raddoppiate: «Sfida vinta: avanti così»La sinergia con gli atenei campani, con la Federico II in testa, è stata il collante dell'intera operazione. Nella sede di Napoli, Lutech ha 250 specialisti dedicati al nuovo Hub che lavorano in collegamento diretto con il mondo accademico locale, che oltre all’ateneo federiciano comprende le Università Parthenope e di Salerno. Dal laboratorio alla cattedra e viceversa, con una permeabilità che in altri tempi sarebbe parsa velleitaria. Manfredi chiude il cerchio con una nota quasi autobiografica, ricordando quanto fatto da rettore della Federico II: «In questi giorni il Polo di San Giovanni compie dieci anni. Questa visione che sembrava molto lontana oggi è una grande realtà fatta di lavoro, di crescita, di innovazione di una città molto più moderna». LE SCELTE Giuseppe Di Franco, CEO del Gruppo Lutech, ha le idee chiare sul perché Napoli e non altrove. «Napoli è un hub centrale per la strategia di Lutech. Oggi lo è ancora di più, dal momento che concentriamo qui la nostra attività di ricerca per la pubblica amministrazione sul fronte dell'intelligenza artificiale. La PA italiana deve saper cogliere questa sfida: pensiamo che sia una grandissima opportunità che vada sviluppata, preservata e soprattutto capita. Le competenze sono l'asset chiave da sviluppare e da avere qui a Napoli». Il polo partenopeo è partito da 40 persone nel 2019. Oggi ne conta 700, inserite in un gruppo da 6mila professionisti e un miliardo di euro di volume d'affari. «Da Napoli eroghiamo addirittura servizi che vanno all'estero, in Francia», aggiunge Di Franco. LA PIATTAFORMA Il cuore tecnologico dell'Hub si chiama BrAIn e funziona attraverso due progetti gemelli, Matrix e Icarus: il primo abilita modelli decisionali avanzati con supervisione umana, il secondo li applica alla gestione documentale del procurement. L'automazione arriva fino all’85% dei controlli di conformità, i tempi di lavorazione dei documenti calano del 30%. Nella pubblica amministrazione italiana, abituata a ritmi da ere geologiche, non è un dettaglio trascurabile. Massimo Bisogno, direttore dell'Ufficio Speciale per l'Amministrazione Digitale della Regione Campania, intervenuto insieme a Massimiliano Manfredi, presidente del Consiglio Regionale della Campania, ha portato all'inaugurazione i numeri di chi deve trasformare le tecnologie in servizi concreti: mezzo milione di cittadini facilitati digitalmente, un milione di download dell'app sanitaria regionale, domande agli sportelli digitali salite da qualche migliaio a centinaia di migliaia. «Il dato è di proprietà del cittadino. Noi siamo chiamati solo a tutelarlo», ha precisato Bisogno. Ha poi sottolineato che la Regione Campania sta già sperimentando l'intelligenza artificiale in sanità, dove dispone di dati relativi a 5 milioni e 600mila assistiti campani. A Napoli, insomma, il futuro della PA è già presente.