Se è vero che la macchina infernale dello spettacolo deve continuare, la notizia è di quelle ghiotte: la madre di Andrea Sempio è stata ricoverata d’urgenza per overdose di farmaci. Gli interpreti in servizio effettivo permanente sul “caso Garlasco” sono pronti a dare fiato alle trombe.

Il primo partito ha una certezza granitica: la donna è crollata perché consapevole dell’innocenza del figlio. Non ha retto alla pressione mediatica, alla caccia alle streghe, al coinvolgimento familiare, alla vergogna alla quale è stata esposta, all’accanimento sul povero figlio innocente. Teme che la strada sia tracciata, che siano imminenti il rinvio a giudizio, il processo, la condanna, la somma ingiustizia e ha deciso di farla finita.

Il secondo partito non ha una certezza meno granitica: la donna è crollata perché conosce la verità, come la conosce il marito, come la conosce il figlio che, in preda a una fissazione sessuale, ha ucciso Chiara dopo essere stato respinto. La madre ha fatto di tutto, a cominciare dallo scontrino, per salvare il figlio, ma ha capito che l’indagine della Procura ha basi solide e non c’è via di scampo. La pentola a pressione, compressa per anni, è esplosa.

Manca il terzo partito. In Italia, del resto, il terzo partito o è assente o è minimale e residuale. Mi riferisco al partito che ha rispetto per le persone, per il loro dolore, per la loro sofferenza, a prescindere dalla verità. Intanto, perché la verità, quella vera, deve emergere ancora; poi, perché la verità del gesto della madre di Andrea Sempio, gesto di disperazione, la conosce soltanto lei, nella sua interiorità.