La lotta all’Alzheimer potrebbe aver trovato un alleato inaspettato: la pelle. Una nuova e promettente linea di ricerca sta dimostrando che parametri cutanei come idratazione, pH e vascolarizzazione non sono solo dettagli estetici, ma veri e propri segnali di allerta capaci di rivelare lo stato di salute del cervello ben prima che compaiano i vuoti di memoria o i sintomi tipici della demenza. A fare il punto è Arianna Di Stadio, neuroscienziata e ricercatrice presso l’UCL Queen Square Institute of Neurology di Londra.

La connessione

L’intuizione alla base di questo approccio è affascinante quanto profonda. “La pelle è il più grande organo recettoriale che possediamo, ricco di terminazioni nervose che inviano messaggi al nostro cervello”, spiega la scienziata. “Il cervello e la pelle hanno molto in comune. Innanzitutto - continua l’esperta - hanno la stessa derivazione embrionale, ovvero nello sviluppo fetale condividono la stessa origine dall’ectoderma. Inoltre, lo stress e l’ansia, condizioni che ad oggi sappiamo essere correlate alla neuroinfiammazione, sono in grado di scatenare delle reazioni cutanee attivando l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene con il rilascio di cortisolo. Bisogna anche sottolineare che la pelle risponde, così come il cervello, ai neurotrasmettitori”.