Ci sono esordi che aggiornano una statistica e altri che suonano come una dichiarazione di intenti. Quello di Erling Haaland nella notte di Foxborough appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Nel giorno in cui la Norvegia tornava sul palcoscenico della Coppa del Mondo dopo 28 anni, la nazionale scandinava si è affidata al suo centravanti più “inevitabile”.

Il 4-1 inflitto all’Iraq è un segnale inequivocabile all’intero Gruppo I.

Il valore simbolico della serata era enorme: l’ultima partecipazione norvegese risaliva al 1998, quando Haaland non era neppure nato. La sua doppietta all’esordio non è soltanto un dato che arricchisce il suo straordinario bottino (56 e 57 reti in ambito internazionale), ma anche un passaggio di testimone: dall’amarcord della vecchia Norvegia alle ambizioni concrete della nuova “Generazione d’Oro”.

La prima firma è arrivata al 29’: sul traversone di David Møller Wolfe, Haaland si è avventato sul pallone in scivolata, insaccando con un tocco di tacco destro.