East Rutherford, New Jersey. Risponde Leo Messi a Kylian Mbappé e Erling Haaland. E che squillo. Tre goal. Un messaggio ai pretendenti al suo trono che fra East Rutherford e Boston avevano timbrato il cartellino due volte nella vittoria, francese, contro il Senegal (3-1) e in quella norvegese (4-1) contro l’Iraq. Un goal in più e un messaggio da film di Di Caprio, “Prova a prendermi”. L’altro Leo, sul maxischermo è un falsario di professione, questo Leo, il dieci della Argentina ormai tatuato sulla maglia, è originale. Le copie sbiadiscono. Leo segna alla Messi, tiro di precisione, tap-in astuto su respinta del portiere algerino, Luca Zidane figlio di Zinedine che contro Messi ha giocato El Clasico; Mbappé e Halaand segnano come sanno fare loro. Il primo tagliando in area e incrociando, l’altro con acrobazie. Oggi tocca a Cristiano Ronaldo, fermo a 8 goal in cinque competizioni cui ha partecipato, mettersi in coda ai “tre giganti”. E attenzione che a Houston c’è pure un signor dal vizietto del goal: Harry Kane che The Athletic issa al secondo posto della classifica dei 50 giocatori che avranno più impatto ai Mondiali.

Con la tripletta, Messi raggiunge Miroslav Klose sul tetto del mondo dei goleador mondiali, 16 centri. E siamo solo all’inizio. L’Argentina soffre il giusto contro l’Algeria, ben organizzata, ma con evidenti limiti. Segna anche la nazionale di Petkovic, il fuorigioco millimetrico strozza in gola l’entusiasmo. Poi tocca a Messi salire in cattedra e prendere in mano i destini dell’Argentina, goal (3) passaggi illuminanti e standing ovation all’80esimo quando lascia il campo. Entra Nico Paz, gioielli del Como proprietà del Real Madrid, in quello che potrebbe essere il passaggio di consegne di domani. La fascia di capitano passa a Otamendi, anche lui subentrato. Messi osserva dalla panchina gli ultimi minuti, lo sguardo concentrato, il viso rilassato. “Prova a prendermi”.