Quando tagliamo le verdure a dadini, raramente pensiamo alle difficoltà che gli agricoltori hanno dovuto superare per portare quel cibo fino al nostro tagliere: siccità, caldo estremo, inondazioni, povertà e costi del carburante alle stelle, solo per citarne alcune. E anche quando riescono a coltivare e raccogliere prodotti sani, devono mantenerli al fresco perché arrivino nelle nostre cucine nelle condizioni impeccabili a cui ci siamo abituati.
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«Puoi fare tutto alla perfezione in campo, ma se i prodotti non vengono conservati bene perdi sia il raccolto sia il reddito», racconta l’agricoltrice keniota Yvonne Anyonyi Mumiah mentre cammina tra filari di rosmarino, basilico e altre colture destinate ai supermercati europei.
Pur restando altre minacce, Yvonne non deve più preoccuparsi che ritardi nel trasporto o caldo estremo rovinino il suo raccolto. Il merito è dell’energia rinnovabile.
Il modello pay-per-use addebita agli agricoltori in base ai chilogrammi stoccati ed è parte di una tendenza in Africa verso l’uso di celle frigorifere alimentate a energia solare per contrastare uno dei problemi più persistenti dell’agricoltura: il deterioramento degli alimenti.








