Come siamo arrivati al commercio di farmaci come se fossero beni di consumo alla pari di vestiti o prodotti alimentari? Questo è il risultato della trasformazione della medicina da servizio a mercato e ogni mercato tende per sua stessa natura a crescere, ad autoalimentarsi. Uno dei fattori che spingono alla crescita è la pubblicità che alimenta bisogni, spesso inesistenti.

La pubblicità oggi è onnipresente, ossessionante, completamente incontrollata, e quindi molto spesso porta a false convinzioni e a bisogni indotti. La televisione diffonde informazioni confuse e spesso ingannevoli su quelli che chiama farmaci, ma che farmaci non sono. Nelle pubblicità che arrivano sulle nostre televisioni, riviste, telefoni cellulari c’è di tutto: prodotti da banco non soggetti alla prescrizione medica, i cosiddetti integratori alimentari, come pure prodotti estetici. I primi hanno principi attivi utilizzati a piccole dosi – rispetto ai farmaci – e per lievi problemi di salute, come mal di testa, diarrea, stipsi o dolori intestinali e solo per trattamenti limitati nel tempo. I secondi (gli integratori alimentari) sono essenzialmente rappresentati da varie combinazioni di vitamine a cui si aggiungono prodotti che tendono a caratterizzarli e a differenziarli tra loro, in generale con estratti di piante.