La Scuola nazionale dell'amministrazione (Sna) nasce nel 1957, un decennio dopo la Repubblica Italiana, con lo scopo di selezionare, reclutare e formare i funzionari e i dirigenti pubblici. Oggi a presiedere la Scuola è la professoressa Paola Severino, avvocato, Presidente della School of Law della Luiss, già ministro della Giustizia nel Governo Monti.
Professoressa Severino, c’è ancora la necessità di una scuola per i dirigenti della pubblica amministrazione? «C’è ed è più forte che mai. L'evolvere del mondo moderno ha comportato la necessità che anche la pubblica amministrazione segua l'andamento delle novità tecnologiche che possono impattare con la gestione e la formazione dell'alta dirigenza della Pa. La digitalizzazione, l'intelligenza artificiale, l’uso di piattaforme possono rendere più trasparente, più veloce, più efficace l'attività della pubblica amministrazione. Un’adeguata e continua formazione dei dirigenti è fondamentale». Attualmente la Sna, oltre che con le sue sedi nazionali, è presente con i suoi Poli formativi regionali in Abruzzo, Calabria, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Umbria. E da oggi in Veneto, a Venezia, con l’ottavo hub territoriale. Un polo particolare dedicato alla tutela, conservazione, valorizzazione del patrimonio culturale. Perché questa scelta? «Venezia non è soltanto il territorio che ospita questo Polo. È essa stessa una lezione vivente di ciò che significa custodire e tramandare per l’umanità intera. E lo ha fatto vincendo le sfide di un territorio fragile, che attrae milioni di visitatori all’anno e al tempo stesso lotta per preservare la propria vivibilità, la propria anima, la propria identità. L’Italia ha il maggior numero di siti patrimonio dell’umanità riconosciuti dall’Unesco: chiese, palazzi, affreschi, sculture, archivi, paesaggi. Eppure, per troppo tempo, la formazione di chi ha il compito di gestire, proteggere e valorizzare questo patrimonio è rimasta ai margini delle politiche formative della Pa. Oggi occorre dare un nuovo impulso a queste competenze, sviluppando progetti interdisciplinari che includano sostenibilità, innovazione, governance, identità dei territori, intelligenza artificiale, gestione dei flussi turistici. Prevediamo di radunare a Venezia i dirigenti di tutte le regioni per affrontare in questa prospettiva i temi della conservazione e della gestione del patrimonio culturale. Rendere accessibile una città che è costruita sull'arte, come Venezia, rappresenta un miracolo al quale assistiamo quotidianamente. Ecco, da questo esempio dobbiamo trarre spunto per insegnare alle altre regioni come si può creare una gestione virtuosa del territorio». Ticket d’accesso o per il numero chiuso? «Credo che tutti abbiano il diritto di abbeverarsi alla cultura e quindi di visitare città meravigliose come Venezia, ma che il tema sia quello di non farlo tutti insieme nello stesso momento. Penso a una programmazione. E anche a una differenziazione del costo dei biglietti, ad esempio dei musei: tariffe agevolate per studenti, per under e over una certa età, per categorie disagiate, ma tariffe più care per chi può permetterselo. Il costo dei biglietti dei nostri musei è assolutamente inadeguato rispetto al valore culturale delle opere esposte e alle spese di manutenzione e gestione. A Londra, Parigi, Berlino, dove la prenotazione è una prassi, i biglietti dei musei sono sensibilmente più cari dei nostri». Torniamo al Polo formativo della Sna: avete firmato il protocollo coinvolgendo anche gli atenei veneti. «Sì, perché questo è un progetto che nasce davvero dal territorio e con il territorio e che grazie all’intesa con il ministro Paolo Zangrillo include istituzioni e università, ma anche imprese, nella prospettiva di un partenariato pubblico-privato per un dialogo con il mondo economico. Dopo l’estate saremo già operativi con i primi corsi». In tanti settori, a partire dalla medicina, si lamenta la carenza di personale. Com’è la situazione per l’alta dirigenza della pubblica amministrazione? «Si avverte moltissimo l'esigenza di dirigenti formati a questo nuovo modello culturale, tanto è vero che, con grande sacrificio, la Scuola, da quando ne sono presidente, è riuscita a mantenere un ritmo di concorsi serrato, tutti rivolti a dirigenti con 5 anni di anzianità oppure a laureati con un dottorato di ricerca o un master, quindi giovani particolarmente qualificati. Durante la mia presidenza, la rigorosa cadenza annuale del corso-concorso ha consentito, in quattro anni, la selezione di 500 dirigenti, praticamente il 52% del totale dei vincitori da quando è stata istituita questa modalità di selezione. Una grande soddisfazione l'aumento dei giovani partecipanti: all'ultimo concorso uno dei primi classificati aveva 26 anni».








