ROMA Avanti. Senza aspettare l'Europa. Il governo tira dritto sui trattenimenti nei centri in Albania. Una circolare del Viminale firmata da Maria Teresa Sempreviva, capo di gabinetto di Matteo Piantedosi, invita i dipartimenti a «voler continuare a garantire in ogni fase l'applicazione delle norme italiane ed europee richiamate dal Protocollo» siglato tra Giorgia Meloni ed Edi Rama. La circolare prende le mosse dalle conclusioni depositate a fine aprile dall'Avvocato generale Nicholas Emiliou davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea nella causa promossa dalla Corte di Cassazione italiana per chiarire se il protocollo Italia-Albania sia compatibile con il diritto europeo. Nelle conclusioni, che non sono vincolanti, Emiliou confermò la legittimità del Patto che da quasi tre anni è al centro di un durissimo scontro fra governo e opposizioni.
Lo stallo
La maggioranza fece festa, interpretandolo come un sostanziale via libera definitivo ai trasferimenti di migranti nel Paese est-europeo e ora il ministero di Piantedosi chiede ai prefetti di procedere spediti con l'applicazione del Patto. Anche se il verdetto della Corte del Lussemburgo non è ancora arrivato. Il limbo è destinato a durare: al momento non è stata fissata alcuna data per la sentenza e sul registro ufficiale il procedimento risulta ancora "pendente". Dietro lo sprint chiesto agli uffici c'è anche la necessità di riattivare un accordo che per ora rimane appeso. I numeri parlano da sé. Oggi a Gjader, uno dei due centri italiani in Albania trasformato dal governo in un Cpr (Centro di permanenza e rimpatrio) sono trattenuti circa 140 migranti, quasi un decimo della capacità totale. Mentre risulta vuoto il centro di Shengjin che serve invece alla prima identificazione degli stranieri arrivati via mare.









