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13 NOVEMBRE 2025

Ultimo aggiornamento: 19:45

A Roma, durante un vertice a Villa Pamphilj si rinnova il rapporto tra Italia e Albania costruito dalla premier Giorgia Meloni con l’omologo Edi Rama. Attorno a un tavolo una ventina tra ministri e sottosegretari dei due Paesi per la firma di sedici accordi che riguardano i temi più svariati, dal comparto difesa a quello dell’energia e della sanità. Ma c’è un convitato di pietra, ed è, simbolicamente, la questione dei centri per i migranti avviati in Albania, senza successo, almeno fino a ora.

“La responsabilità non è la mia – mette le mani avanti la presidente del consiglio – sono passati due anni e noi arriveremo due anni dopo a fare esattamente quello che avremmo potuto fare due anni prima e penso che ciascuno si assumerà le proprie responsabilità”. La premier, insomma, non arretra: “Il protocollo funzionerà quando entrerà in campo il nuovo patto su migrazione e asilo”. E prosegue: “So bene che l’opposizione considera questa iniziativa come inefficace, perché conosciamo le posizioni dell’opposizione sulla gestione dei flussi migratori. Quello che dico è che, benché in Italia faccia molto discutere, in Europa esiste un gruppo che ormai annovera la maggioranza degli Stati membri dell’Unione Europea, che si riunisce per parlare di migrazione prima di ogni Consiglio europeo e che partiva proprio dalla volontà di costruire soluzioni innovative sul fenomeno dei flussi migratori. Un gruppo che è nato per replicare modelli come quello del protocollo Italia-Albania”. E poi conclude: “Il primo ministro Rama mi è testimone del fatto che ci sono alcune nazioni europee che da tempo cercano di inserirsi nella stessa iniziativa, nello stesso protocollo. Perché? Perché tutti comprendono che un’iniziativa di questo tipo è potenzialmente rivoluzionaria nella gestione dei flussi migratori”.