HomeMondialiL’esordio dell’Iran, Mondiale a ostacoli fra calcio, fischi e politicaBandiere (vietate) sugli spalti e viaggi estenuanti. Le lamentele dei giocatori costretti a trasferimenti e controlli molto pesanti e stressantiDebutto al Mondiale Orgoglio e tensione I 90 minuti di Teheran Pareggio con la Nuova Zelanda tra fischi e bandiereRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguici
Non è solo calcio, e non può esserlo. Nel Mondiale si specchia l’anima di una nazione. E per l’Iran, sceso in campo contro la Nuova Zelanda – è finita 2-2, con gli asiatici capaci di riacciuffare due volte gli avversari – quelli dell’esordio a Los Angeles sono stati novanta minuti di orgoglio e tensione.
Nessun disordine, nessun allarme scattato, in occasione di una gara che ieri vedeva il Team Melli – così viene soprannominata la selezione guidata dal ct Amir Ghalenoei – prendere parte alla competizione in un Paese nemico, con tre mesi e mezzo di guerra alle spalle. Le misure di sicurezza adottate hanno garantito lo svolgimento regolare del match. Ma è stato fuori dal rettangolo verde che si sono rivelati i conflitti interni di un popolo. Sugli spalti abbondavano le bandiere con il leone: sventolate da chi vive a ‘Teherangeles’, la Piccola Persia dove sono confluiti tanti iraniani fuggiti dopo la rivoluzione del 1979. La federazione aveva chiesto che non potessero essere introdotte all’interno del SoFi Stadium, e non è stato così. L’inno è stato fischiato, altra prova della spaccatura, di un’aperta contestazione alla Repubblica islamica. Poi, il potere del gol, e dello sport: quando hanno segnato Rezaeian e Mohebbi, tutti gli iraniani hanno esultato.










