Nuovo round in Commissione parlamentare d'inchiesta sul Covid. Dopo l'Aventino della scorsa settimana, con le opposizioni che hanno disertato i lavori, la linea di non partecipazione prosegue con la sola eccezione del capogruppo del Pd a Palazzo Madama, Francesco Boccia, presente per "cortesia istituzionale" verso un testimone indicato dal suo partito, il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione Giuseppe Busìa, e per ribadire le ragioni della protesta: "Un uso politico della Commissione, ormai diventata un plotone di esecuzione".
A replicare, con riferimento alle "maxi commesse date in appalto senza controlli esterni" è Fratelli d'Italia: "Lavorano per insabbiare la verità". Mentre M5s accusa la maggioranza di "inaccettabili lezioni" di anticorruzione. Nell'accesa seduta, sospesa per alcuni minuti nel momento più duro dello scontro, il senatore Boccia ha ribadito la decisione di Pd, Iv, M5s e Azione di non partecipare ai lavori, contro la scelta della Presidenza di procedere con attività delegate. "Contestiamo - ha ribadito il capogruppo dem - l'utilizzo di soggetti estranei alla Commissione per interrogare i testi" e "lo svolgimento di audizioni fuori dal Parlamento, ovvero in caserma" segno di "mancato rispetto delle regole". Quindi l'appello: "Finché i presidenti di Camera e Senato non avranno fornito risposte scritte, l'opposizione non riprenderà la presenza ordinaria. Se non dovessimo averle, ci rivolgeremo al presidente della Repubblica". Ferma la risposta di Lisei: "Tutte le contestazioni hanno già trovato una risposta, che possa piacere o meno".








