Si è spento ieri Antonio Pastore, giornalista de Il Mattino di Caserta per circa venticinque anni. Aveva 74 anni. Un male insorto d'improvviso lo ha sottratto alla moglie Rosaria, ai figli Valerio e Daria, alla stima sincera di amici e colleghi. I funerali si terranno mercoledì 17 giugno alle 10.00 nella chiesa del Buon Pastore in piazza Pitesti a Caserta.
Antonio era una persona schiva, ma profonda. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come qualcuno che non era mai banale, né nelle cose che scriveva né nei giudizi che esprimeva. Riflessivo e ponderato su tutto, portava nella scrittura giornalistica la stessa misura che metteva nella vita: niente di superfluo, niente di affrettato. Laureato in Filosofia, aveva fatto del ragionamento il suo strumento principale, preferendo sempre la sostanza all'effetto, la chiarezza alla polemica.
Prima di approdare al Mattino, aveva collaborato da Napoli con il quotidiano Il Manifesto: una scelta che diceva molto della sua visione del giornalismo, attenta alle contraddizioni sociali, alle voci di chi non ha potere, alla politica vista dal basso.
Il suo giornalismo aveva radici solide e un'identità precisa. Si era occupato con rigore dei flussi migratori e dello sfruttamento della manovalanza straniera, temi che richiedevano sensibilità e coraggio analitico. Aveva raccontato, con la lucidità di chi conosce il Sud dall'interno, il declino delle grandi industrie meridionali e la difficile transizione post-Tangentopoli: una stagione che aveva segnato profondamente il tessuto economico e civile della provincia.







