Non era soddisfatto del rendimento del figlio piccolo sui campi di calcio e, per questo motivo, una volta a casa lo sottoponeva a durissime sessioni di “allenamento” che implicavano anche l'uso di un bastone.
C'è anche questo fra le accuse mosse a un infermiere 46enne imputato in tribunale a Torino per maltrattamenti in famiglia.
Il bimbo, all'epoca dei fatti, aveva 8 anni, giocava nelle giovanili di un club piemontese e, secondo quanto è stato detto in aula, nel corso delle “sedute” si lamentava, piangeva e urlava di dolore fra le esortazioni («Dai, dai!») del padre.
L'imputato è stato descritto dai testimoni dell'accusa come «oppressivo» nei confronti della compagna (con la quale era anche manesco) e dei figli; era un fanatico della forma fisica e degli abiti griffati e pretendeva che gli altri facessero solo quello che voleva lui.
In aula ha testimoniato lo zio del piccolo, fratello della compagna dell’imputato, che abitava al piano di sotto: «Sentivo i passi del bambino che correva e saltava ma non potevo immaginare di cosa si trattasse. Quando dormiva da noi capitava che il padre scendesse alle 7 e lo buttasse giù dal letto per allenarsi. Tornava di sotto che era mogio, silenzioso. Ricordo un giorno che aveva il volto come pietrificato».






