Gli “handicappati” – sì, così erano chiamate le persone con disabilità - comparivano solo in estate. Si intravedevano appena dai balconi dei palazzi. Anche a loro, in fondo, spettava un po’ di refrigerio fuori dalle stanze nelle quali venivano relegati per il resto dell’anno. Accadeva fino a poco tempo fa. I quaranta-cinquantenni di oggi sono cresciuti ritenendo un fatto normale la detenzione domiciliare delle persone affette da disabilità (soprattutto mentale), persone che andavano nascoste il più possibile. In pochi contestavano questa schiavitù, gli altri la ritenevano ineluttabile. E il dolore da tenere in considerazione era sempre dei genitori di quei figli così “diversi”, mai dei figli medesimi.
I numeri ci dicono che oggi non è più così. Il ministero dell’Istruzione segnala che in Sicilia tra il 2015 e il 2025 gli studenti con disabilità sono saliti di oltre 10 mila unità: da 23.235 a 33.635. I motivi? Sono aumentate le diagnosi, anche per disturbi che fino a poco tempo fa non venivano nemmeno classificati come tali, e i giovani con disabilità gravi non vengono più tenuti agli arresti domiciliari dalle famiglie. Di conseguenza, sempre in dieci anni, il numero degli insegnanti di sostegno supplenti è cresciuto del 794%. Ma sono, appunto, supplenti: cambiano ogni anno e in questo modo è impossibile costruire un rapporto solido e proficuo con gli allievi.








