Nel mondo sempre più popoloso dei reality game, da Money Road a The Unknown e Physical, The 50 su Prime Video è un'eccezione piuttosto gustosa. Di per sé il suo meccanismo non è così rivoluzionario: 50 concorrenti vengono rinchiusi in un castello (quello di Rezzanello a Piacenza, per l'esattezza) e vengono eliminati progressivamente a colpi di sfide più o meno atletiche fino all'individuazione del vincitore finale. Il tutto avviene in arene all'aperto, con giochi vagamente rudimentali trasformati però da dimensioni monumentali, circondati da figure mascherate di animali - tra cui il capo di tutti, il Leone - che ricordano non poco, così come altri elementi del format originato in Francia, Squid Game e il suo spin-off The Challenge (vi tranquillizziamo fin dall'inizio: non muore nessuno, se non la dignità di qualche partecipante).L'aspetto innovativo è che il vincitore ottiene 50mila euro - o ciò che rimane del montepremi costantemente scalato ogni volta che i concorrenti falliscono delle prove - che saranno devoluti a uno dei suoi follower. E il web in effetti gioca qui un ruolo molto importante, dato che la gran parte dei 50 prescelti proviene proprio dal mondo degli influencer, dei content creator, persino da OnlyFans. Tutto un sottobosco variopinto di umanità digitale, in cui spiccano i paladini dei più giovani ma anche i fenomeni più fugaci e trash della rete, con buona pace di Karl Popper. Ma accanto a nomi geroglifici come La Giss, Il Defe, Sespo, il Musazzi e Lucky John, si colgono anche quelli di vecchie glorie della tv come Antonella Elia e Eva Grimaldi (qui con la moglie Imma Battaglia), habitué dei reality come Antonella Mosetti e Paola Caruso, fenomeni del trash crossmediale come Federico Fashion Style e Nozzolino, senza dimenticare tentatori di Temptation Island e altri inaspettati conigli dal cilindro come Valerio Scanu.Il cast così imponente permette di creare un potpourri di personalità, età, caratteri, origini e capacità di verbalizzazione. E soprattutto alimenta le dinamiche tipiche dei gruppi numerosi, come le alleanze, le tensioni, le divisioni, le rivalità, la divisione tra cui scompare sullo sfondo e chi emerge come leader: tutte dinamiche, cioè, che sono diabolicamente perfette per costruire una competizione da consumare avidamente in binge watching. Ne viene fuori un Circo Barnum di sguaiatezza, spregiudicatezza, inciuci, intrattenimento involontario, ilarità e irritazioni che in fondo sono qualcosa di irresistibile se si vuole staccare il cervello.Dopo aver importato il reality game per eccellenza The Traitor, e aver espanso il genere con titoli come Red Carpet, Celebrity Hunted e in fondo anche col pioniere Lol, Prime Video sa benissimo che la contaminazione tra i generi e i linguaggi ha un potenziale streaming pazzesco. Ma se, sulla carta, questo era un gioco in cui schierare soprattutto la folta fauna emersa da canali come TikTok, alla fine il vero sfizio era proprio constatare come le dinamiche più succulente erano debitrici della cara vecchia tv. Ci sono coppie che si sono messe a pomiciare poche ore dopo essersi conosciute, bromance nate dopo un solo tuffo in piscina, pianti e litigi furibondi attorno a un posto in camerata degni dei primissimi Gieffe, e poi ovviamente gli amori scoppiati che cercano una seconda chance (la quota Temptation che spinge) e poi le solite fumantine come Elia e Caruso, che saprebbero creare bagarra squisitamente catodica anche nel refettorio di un monastero. E quello che in fondo fa più ridere più di tutti è Francesco Chiofalo, passato da Temptation Island alla legittimazione “intellettuale” di Belve in poche stagioni.A un certo punto dei dieci episodi la spaccatura tra i più giovani creator e i più maturi televisivi diventa uno strumento del racconto, coi primi che si alleano per eliminare i secondi e questi secondi troppo impegnati a sentirsi superiori per evitare l'epurazione (non stiamo parlando della sinistra italiana, giurin giurello). Ma anche se le file dei veterani della televisione si assottigliano molto velocemente, la televisione - intesa come narrazione condivisa e tradizionale, coi suoi meccanismi, i suoi tempi e le sue parti in commedia - rimane fino all'ultimo fotogramma, intrisa in ogni scelta di montaggio, di affiancamento dei concorrenti, di selezione dei confessionali.The 50, in altre parole, furbamente attinge al mare magnum del web per nutrire le proprie fila ingorde ma al tempo stesso dimostra che, se i creator possono essere disruptive quanto vogliono sullo schermo piccolissimo dello smartphone, quando vengono arruolati dal piccolo schermo, invece, devono assorbirne di fatto tutti i linguaggi e le astuzie. Il fatto stesso che in Italia le piattaforme streaming abbiano fatto fortuna con format che altrove vanno sulle reti tradizionali è ulteriore prova che la televisione - diremmo Televisione con la maiuscola - vince sempre.Eppure, se c'è qualcosa che The 50 fa in modo davvero dirompente e rivoluzionario, è trattare “male” i propri concorrenti. Il Leone, vero e proprio narratore e tessitore di tutte le vicende, è dissacrante nei suoi commenti di fatto beffardi nei confronti del cast, di cui si sottolineano le contraddizioni e le mancanze (spesso di logica). Impagabili sono anche le scritte che, in ciascuno confessionale, appaiono sotto il nome del concorrente a mo di didascalia ("Giulia Sara Salemi. TikToker intuitiva", “Francesco Chiofalo rinforza il concetto coi suoi occhi chiari”, “Shaila Gatta. Ballerina provata”). Questo sadico compiacimento nel mettere bonariamente in difficoltà questi 50 malcapitati aggiunge un livello ulteriormente intrigante e magnetico. Non a caso lo stile autoriale più riconoscibile qui è quello di Peppi Nocera, firma dietro a programmi cult come Non è la Rai, Matricole, Il brutto anatroccolo (ma anche I Ferragnez). Insomma, la cara vecchia tv, sempre e comunque.