Esiste una categoria di personaggi televisivi che definirei, con affetto, professionisti del caos. E del trash, ça va sans dire. Gente che ovunque vada porta con sé una scia di liti, risentimenti, polemiche ma soprattutto vagonate di clic ai magazine di gossip e tv che se ne occupano. Creano indotto.
Prime Video li ha messi tutti insieme in The 50. Cinquanta, in un castello medievale, con un meccanismo di gioco che è un incrocio improbabile tra Squid Game e Mai dire Banzai con prove fisiche, eliminazioni, dinamiche da talk estivo, il sapore di Temptation Island e Love Island rimescolati in un format che spinge forte sin dalle prime battue. Il cast di The 50 è stato costruito per esplodere. Paola Caruso contro Mila Suarez: vecchie ruggini da La Pupa e il Secchione, riaperte in diretta con una precisione chirurgica. Chiofalo contro Drusilla. Antonella Elia contro Antonella Mosetti. Jenny Guardiano contro Tony Renda. Ogni coppia è una miccia già accesa prima che il gioco cominci. Gli autori non hanno inventato conflitti: li hanno semplicemente chiusi in una stanza e tolto le vie di fuga.
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Li chiamerei gli Avengers del trash, ma Avengers è un termine troppo nobile per questa compagnia. Suicide Squad funziona meglio: personaggi borderline, reduci da missioni andate storte, messi insieme non perché si vogliano bene ma perché il caos che generano è, paradossalmente, l'unica risorsa che hanno. E in questo castello, quella risorsa vale oro.






