Per una patologia invalidante e non riconosciuta nei LEA
Roma, 16 giu. – L’Italia è fra i Paesi con minore accesso alle più recenti terapie preventive specifiche per l’emicrania: solo il 5% dei pazienti potenzialmente candidabili a tali terapie vi accede effettivamente. Modificare l’approccio per garantire maggiore equità di accesso all’innovazione, inserire l’emicrania tra le cronicità del Piano Nazionale Cronicità e nei LEA e valutare un nuovo finanziamento per i progetti regionali.
Questi alcuni dei temi del ‘Progetto Emicrania’ su cui si sono confrontati Istituzioni, Società Scientifiche, professionisti, decisori regionali e nazionali, durante la tavola rotonda ‘Emicrania una priorità dimenticata – Regioni a Confronto. Verso un modello nazionale: differenze e convergenze regionali’, realizzata grazie al contributo incondizionato di Abbvie, Pfizer e Teva, all’interno del G19+2 SANITÀ: REGIONI A CONFRONTO di Motore Sanità.
L’emicrania rappresenta una delle patologie neurologiche più diffuse e disabilitanti a livello mondiale, con una prevalenza in Italia pari all’11% della popolazione (oltre 6,5 milioni di persone) ed è la prima causa di disabilità tra i 15 e i 49 anni, con un impatto economico che supera i 3,5 miliardi di euro l’anno, con costi diretti e indiretti per la forma cronica che possono raggiungere 13.000 euro a paziente. A fronte di questo burden, la spesa pubblica per i farmaci emicranici in Italia resta contenuta: circa 36,5 milioni di euro, meno dello 0,15% della spesa farmaceutica SSN.









