Roma, 16 giu. (askanews) – Negli ultimi cinquant’anni sono scomparsi 2,4 milioni di ettari di prati e pascoli, una superficie grande quanto la Lombardia, con effetti dirompenti sull’assetto idrogeologico dei territori, sulle attività di allevamento e sulla biodiversità. A lanciare l’allarme è la Coldiretti in occasione della Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità, istituita dall’Onu. Un appuntamento focalizzato quest’anno sul tema dei pascoli e delle terre aride, considerati ecosistemi vitali ma troppo spesso sottovalutati.
Secondo un’analisi Coldiretti sui censimenti Istat, nel 1970 la superficie agricola a pascoli e prati permanente ammontava a 5,5 milioni di ettari. Dopo cinquant’anni ne sono “sopravvissuti” solo 3,1 milioni. Un fenomeno che ha ridotto la disponibilità di superfici per l’allevamento, aumentando la dipendenza da mangimi e i costi di produzione. Ne hanno risentito molte produzioni tipiche legate al pascolo, con il rischio di una maggiore omologazione del cibo. Sul piano ambientale, la perdita di prati e pascoli ha determinato – continua Coldiretti – una diminuzione della biodiversità, penalizzando habitat fondamentali per impollinatori, insetti e fauna selvatica. L’abbandono di queste aree ha inoltre favorito l’accumulo di vegetazione, aumentando il rischio di incendi e di dissesto idrogeologico. È venuta meno anche una preziosa funzione di assorbimento del carbonio nei suoli, importante per contrastare i cambiamenti climatici. A pagarne il prezzo sono state soprattutto le aree interne e montane, colpite da spopolamento, perdita di attività economiche e impoverimento del patrimonio culturale e paesaggistico.








