Identità digitale
Un semplice messaggio su LinkedIn, una conversazione apparentemente credibile con una recruiter e una richiesta piuttosto comune per chi lavora nello sviluppo software: analizzare un repository GitHub e verificare alcuni problemi legati a dipendenze obsolete. La catena di eventi descritta dallo sviluppatore Roman Imankulov dimostra quanto le campagne di social engineering rivolte ai professionisti IT stiano diventando sempre più comuni ma, allo stesso tempo, sofisticate.
L’obiettivo non era rubare credenziali attraverso una pagina contraffatta né distribuire malware tramite allegati sospetti. Gli aggressori hanno costruito uno scenario molto più convincente: un falso processo di selezione tecnica progettato per indurre la vittima a eseguire codice malevolo sul proprio sistema.
Da anni gruppi criminali sfruttano offerte di lavoro fittizie per colpire sviluppatori, amministratori di sistema e personale tecnico. Diverse campagne hanno utilizzato LinkedIn come vettore iniziale, sfruttando la naturale fiducia che i professionisti rivestono nella piattaforma. Ciò che rende interessante il caso analizzato da Imankulov è la qualità dell’inganno e il modo in cui il codice dannoso è stato nascosto all’interno di un progetto apparentemente legittimo.








