Per decenni il sistema culturale tedesco è stato considerato un modello. Musei, teatri, festival, università e centri culturali hanno potuto contare su un livello di sostegno pubblico difficilmente riscontrabile altrove, contribuendo alla nascita di una delle scene artistiche più vivaci e diversificate d'Europa. Oggi, però, anche in Germania si fa strada una domanda: cosa accade quando chi finanzia la cultura non si limita a sostenerla, ma inizia a valutarne contenuti e orientamenti?

È il tema che è stato al centro di Kunstfreiheit und institutionelle Verantwortung ("Libertà artistica e responsabilità istituzionale"), il panel organizzato dall'European Media Art Festival (EMAF) di Osnabrück. L'incontro nasce da una controversia che ha coinvolto direttamente il festival: l'invito a un'artista palestinese ha suscitato polemiche tali da spingere i due principali finanziatori pubblici dell'EMAF – la Città di Osnabrück e il Land della Bassa Sassonia – a prendere pubblicamente le distanze dalla manifestazione.

Il caso arriva in un momento particolarmente delicato per il dibattito culturale europeo, incluso quello tedesco. Alla Berlinale, le tensioni seguite agli interventi sul conflitto israelo-palestinese hanno alimentato un dibattito sul ruolo della politica nella governance del festival, fino alle proposte del commissario federale alla cultura Wolfram Weimer di introdurre nuove forme di supervisione. Al German Bookstore Award, invece, tre librerie selezionate da una giuria indipendente sono state escluse dal riconoscimento per presunto estremismo dopo verifiche condotte dai servizi di intelligence interni.