Uno dei malintesi più radicati su Elon Musk, appena diventato la prima persona al mondo con un patrimonio superiore ai mille miliardi, è l’idea che sia essenzialmente un libertario. In realtà, nonostante i riferimenti occasionali online a Milton Friedman e Thomas Sowell, Musk non ha mai aderito ai principi fondamentali del libertarismo. La sua attenzione si concentra non tanto sulle libertà individuali, quanto sul raggiungimento di obiettivi a cui vorrebbe che fossero dedicate tutte le energie e tutte le risorse globali.
Verso lo stato Musk non ha mai avuto un atteggiamento di rifiuto, ma piuttosto (come abbiamo visto con la sua esperienza alla guida del dipartimento statunitense per l’efficienza governativa, il Doge) un desiderio di riformarlo radicalmente per i suoi interessi e per rendere indispensabili i servizi delle sue aziende.
Tra l’altro, fin dalle sue prime iniziative imprenditoriali, Musk si è sempre affidato al sostegno del governo, sotto forma di agevolazioni e soprattutto di contratti. Questa tendenza è emersa già nel suo primo progetto, Zip2, un archivio digitale delle attività commerciali che dipendeva dai dati satellitari forniti da una struttura appena allestita dall’esercito statunitense. PayPal, che è all’origine della fortuna economica di Musk, inizialmente poteva funzionare solo perché trasferiva denaro tra conti privati coperti dall’assicurazione federale sui depositi.














