SpaceX ha esordito in Borsa con la quotazione più alta di sempre e Elon Musk è diventato il primo trilionario della Storia, con un patrimonio che ora supera i mille miliardi. Già così la notizia è notevole – e infatti se ne sta parlano molto – ma sotto l’enormità delle cifre si celano alcuni aspetti profondi che ne fanno il paradigma perfetto e allo stesso tempo spaventoso del nostro tempo. La sintesi del paradosso in cui ci troviamo, sia come società che come individui: la gabbia della crescita, la condanna del progresso, la disperazione dell’abbondanza.
"Cos’è il progresso?". Questa semplice domanda è forse la più importante del nostro tempo, e probabilmente lo sarà sempre di più nel prossimo futuro. Non è una domanda del tutto nuova, in effetti: filosofi e pensatori vari se la pongono da tempo, sebbene in varie forme. Ma oggi è una questione che ci riguarda davvero tutti, come membri della società ma anche oramai come individui. Da come risponderemo a questa domanda dipende infatti molto del nostro presente e quasi tutto il nostro futuro.
In realtà, gli esseri umani per moltissimo tempo al massimo si sono potuti chiedere se il progresso esistesse; se l’umanità fosse destinata, pur tra alti e bassi, a progredire verso una versione migliore di sé. D’altronde, per migliaia di anni le cose, perlomeno da un punto di vista individuale, sono sembrate rimanere sempre le stesse, e il tempo delle stagioni o delle età della vita appariva più circolare che lineare. Forme radicalmente diverse di vita erano relegate ai miti di un lontano passato (il giardino dell’Eden, l’età dell’oro…) o alle narrazioni di un imprevedibile futuro (l’apocalisse, l’arrivo del Messia…).










