L’esultanza ha generato polemiche per l’interpretazione data a quel comportamento: c’è chi sostiene ce l’avesse con la diaspora iraniana in America che ha esposto bandiere contro il regime degli ayatollah e fischiato l’inno.
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L'esultanza di Mohammad Mohebi dell'Iran che festeggia il gol segnato ai Mondiali contro la Nuova Zelanda fa discutere per il gesto divenuto virale come la celebrazione della pistola. Ed era inevitabile che facesse molto rumore considerato il contesto ambientale, la situazione geopolitica, le interpretazioni date a quel comportamento. Non è certo la prima volta che sui campi di calcio si vede un calciatore mimare un'arma da fuoco (chi non ricorda la sventagliata di mitra di Batistuta?) ma quanto accaduto nella sfida del Gruppo G (conclusa 2-2) è finito al centro di una forte controversia per le reazioni generate.
Cosa c'è veramente dietro quel gesto plateale La simulazione dello sparo con la pistola ha attirato immediatamente l'attenzione del pubblico internazionale ed è stata giudicata inappropriata alla luce del clima che accompagna la partecipazione della selezione asiatica alla Coppa del Mondo. È stata una reazione plateale ai fischi che hanno fatto da sottofondo all'esecuzione dell'inno nazionale del suo Paese? Può darsi. Ha reagito così dinanzi alla platea americana per l'attacco degli Stati Uniti all'Iran? Può darsi. Ma c'è un'altra versione che ha preso piede: ovvero, che si trattasse di una sorta di minaccia verso quei sostenitori che allo stadio sono andati mostrando la bandiera dell'Iran (il vessillo con il Leone e il sole) prima che l'avvento della rivoluzione islamica nel 1979 cambiasse radicalmente la vita dello Stato. In pochi davvero sono quelli che ritengono si sia trattata di una semplice manifestazione di adrenalina ed entusiasmo per aver realizzato una rete così importante. Al momento né la FIFA né la federazione iraniana hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sull'accaduto.










