La Banca del Giappone ha aumentato i tassi d’interesse dallo 0,75 all’1 per cento: è il valore più alto dal 1995, e il primo aumento dal dicembre del 2025.
L’aumento è di per sé limitato, ma è comunque rilevante perché il Giappone è un paese storicamente abituato ad avere tassi d’interesse vicini allo zero o addirittura negativi. Non è comunque un valore paragonabile a quello dei tassi d’interesse delle maggiori economie mondiali: per esempio la scorsa settimana la Banca Centrale Europea li ha fissati tra il 2,25 e il 2,65 per cento, aumentandoli per la prima volta in quasi tre anni.
L’aumento dei tassi d’interesse serve principalmente a contenere l’inflazione, che in Giappone negli ultimi anni è aumentata fino ad arrivare al 2 per cento. È un fenomeno relativamente insolito per il paese, che per anni ha avuto lunghi periodi di stagnazione e deflazione (che è il contrario dell’inflazione, ossia una riduzione dei prezzi, ed è una condizione di preoccupante debolezza dell’economia). A contribuire all’aumento dell’inflazione negli ultimi mesi è stata soprattutto la guerra in Medio Oriente: la chiusura dello stretto di Hormuz ha avuto grosse ripercussioni soprattutto nei paesi asiatici, fortemente dipendenti dalle esportazioni di petrolio che passavano da lì.












