“Se stai leggendo questo, sei probabilmente umano”. Sembra un indovinello il messaggio piazzato da World sulle sue vetrine. Roma, via del Tritone 24. Via centralissima, di negozi, uffici e carovane di turisti. Palazzo Chigi è a cinque minuti a piedi. Qui, all'inizio dell'anno, ha alzato la saracinesca World Network Project, il programma promosso da una società collegata al fondatore di OpenAI, Sam Altman, Tools for Humanity, per certificare che una persona sia umana attraverso la scansione dell’iride. Sì, avete letto bene: certificare il fatto di essere un essere umano. Che in un mondo dove internet è ormai popolata più bot che da utenti in carne e ossa non sembra neanche così bizzarro.Quello di Roma è uno dei sei negozi ufficiali di World al mondo. Entri, inquadri un qr code, scarichi l'app, avvii la procedura e poi ti piazzi per qualche secondo davanti a uno dei quattro Orb, il dispositivo grande come una palla da pallavolo ideato dal Tools for Humanity (TfH) per identificare un essere umano come tale attraverso la foto dell'iride e certificarlo, quando serve. Nel tempo di un caffè esci con quella che gli ideatori della società ritengono una prova inconfutabile che sei umano.L'analisiProve di umanità nel mondo dell'AIIl test dell'OrbIl grande business della fiduciaAllarme protezione dei datiIl modello di crittografiaLe sfide per il futuroProve di umanità nel mondo dell'AIPer capire come siamo arrivati a Roma e a un negozio in centro città per farsi scansionare l'iride, dobbiamo riavvolgere il nastro. E tornare a quanto inizia la storia di World: nel 2019. Prima della pandemia di Covid-19. Prima che l'AI generativa tracimasse nelle vite quotidiane di tutti. Sembra un altro secolo. Ma già all'epoca, spiega a Wired Tiago Sada, chief product officer di Tools for Humanity, Altman e Alex Blania, oggi 32enne ad di TfH con studi in Fisica e in Ingegneria, “ritenevano che l'AI si stesse sviluppando più velocemente delle aspettative delle persone”, portandosi dietro “alcune nuove sfide”. Tra cui la fiducia su internet. Di chi e di cosa ci si può fidare in rete, se tutto può essere falsificato in maniera credibile grazie ai sistemi di AI?Giovedì 3 giugno Matthew Prince, l'amministratore delegato di Cloudflare, multinazionale che fornisce una serie di servizi internet, ha rivelato che per la prima volta il traffico online generato da agenti AI ha superato quello degli esseri umani, un traguardo che il manager pensava sarebbe stato raggiunto solo all'inizio del 2027.Per questo, secondo i creatori di World, in un mondo in cui i bot avranno sempre di più una faccia e una voce con cui interagire, la gente sarà interessare a sapere se il suo interlocutore sia un essere umano al 100%. La app di incontri Tinder, per esempio, ha annunciato una partnership con World per mettere all'angolo i finti corteggiatori. Anche Zoom intende integrare il servizio.In questi sei anni Tools for Humanity, uffici a San Francisco e Monaco di Baviera, ha raccolto circa 2,5 miliardi di dollari da fondi come Andreessen Horowitz, Bain Capital e Khosla Ventures, stando ai dati di Dealroom (un database internazionale sugli investimenti in imprese). Produce Orb, gestisce la piattaforma di World a cui è associata anche una criptovaluta, il Worldcoin, emessa però da una apposita fondazione con sede nel paradiso fiscale delle isole Cayman, che al momento della scrittura di questo articolo si scambia a circa 50 centesimi di dollaro, ben lontano dai 9 di marzo 2024 (dati Coinmarketcap).Al netto degli obiettivi di business e dell’interesse delle grandi aziende, da due anni Tools for Humanity è nel mirino delle autorità di protezione dei dati di vari paesi. Non solo di quelli dell’Unione europea, dove ha dovuto fare i conti con le norme stringenti del Gdpr (il regolamento comunitario per la protezione dei dati), ma anche di Indonesia, Kenya e Brasile. L’azienda è stata costretta a cancellare i dati raccolti, sganciare la scansione dell’iride dalla criptovaluta (tanto da ribattezzare il servizio solo World) e modificare pesantemente la tecnologia pur di ammansire i regolatori ed evitare bandi permanenti o sanzioni salate.L’approdo di World a Roma è un segno. L’azienda sta cercando di rimettere in carreggiata il progetto per non disperdere i cospicui investimenti, distribuendo gli Orb per aumentare la base utenti e provandoci proprio nel mercato europeo dove le norme sulla privacy sono più stringenti. Insomma, se TfH prende la patente del Gdpr, allora può sostenere l’esame anche altrove. E il test è in corso, visto che l’autorità responsabile del dossier, quella bavarese per la protezione dei dati (BayLda), sta monitorando i cambiamenti apportati dopo aver intimato la cancellazione di tutte le scansioni dell’iride archiviate. Nel frattempo la società sta anche pianificando una round di licenziamenti tra i 500 dipendenti, stando a quanto annunciato con una email interna dell’8 giugno visionata da Business Insider.Il test dell'OrbDove vuole andare World? Ripartiamo da Roma. È fine marzo, la primavera è già scoppiata nella capitale. Un sole caldo attraversa le vetrine del negozio di World. È tarda mattinata il viavai lungo via del Tritone è sempre sostenuto. Se non sai cosa sia World, è difficile decrittare cosa si combini in quello spazio minimalista, arredato con gusto nordico. Da una parte ci sono alcuni divani candidi, dall'altra la fila di Orb, montati su alcuni piedistalli in legno. Un osservatore distratto li potrebbe scambiare per qualche bizzarra installazione artistica.L'Orb, al contrario, è un dispositivo piuttosto sofisticato. È sfera bianca, metallizzata, delle dimensioni di una palla da pallavolo e caratterizzata da un vistoso foro dalla cornice dorata, dove c’è l’obiettivo da fissare per la scansione del volto e dell’iride, che riconosce una serie di marcatori biometrici unici per identificare una persona. Il cuore dell’Orb, spiega dagli uffici di TfH Sada, è un chip Nvidia Jetson, considerato dalla società più capitalizzata al mondo il suo prodotto di punta per fare funzionare sistemi di intelligenza artificiale là dove i dati vengono generati.“È usato anche in robotica - spiega Sada -. Ci permette di fare inferenza localmente, di analizzare l'immagine e riconoscere che è di un umano, non di un cane o di una bambola. In questo modo genera la proof of humanity (la prova di umanità, ndr), quindi certifica quello che ha visto". La verifica con l’Orb è un’operazione veloce e gratuita. Si scarica l’app di World, si effettua il login ottenendo un identificativo, il World Id, che il dispositivo legge attraverso un qr code. A quel punto avviene la foto dell’iride e del volto, che abbina la prova di umanità al dispositivo di destinazione. “Dopo aver inviato le immagini sul dispositivo della persona, tutti i dati vengono cancellati immediatamente dall'Orb”, aggiunge il tecnico.A fine maggio l’app di World contava 39 milioni di iscritti (tra cui l'autore del pezzo, che ha sperimentato tutta la procedura). Se fosse uno stato, si collocherebbe tra Angola e Canada nella classifica mondiale. O, se volete, peserebbe quanto la California. Venerdì 29 maggio, all’inizio della scrittura di questo articolo, il contatore delle identità ha segnato in un minuto 31 nuovi utenti, uno ogni due secondi.“L'obiettivo finale dei prossimi 10 anni è che che chiunque voglia unirsi a questa rete, possa avere accesso a un Orb”, commenta Sada. Motivo per cui c'è bisogno di piazzare un dispositivo nelle vicinanze. Nei propri negozi, come quello di Roma o in esercizi commerciali altrui. Gli Orb sono diffusi un po’ in tutto il mondo, ma a dispetto delle radici tedesche e americane del gruppo, sono Giappone, Corea del sud e Taiwan i paesi dove si concentra il numero maggiore, anche attraverso l'installazione in negozi di vicinato.Il grande business della fiduciaPer Altman e Blania (che insieme hanno anche fondato Merge Labs, startup per le interfacce computer-uomo) la fiducia sarà uno degli asset più delicati del futuro. Secondo l’ultimo rapporto sulle truffe online di Bitdefender, società di cybersecurity, nel 2025 le frodi perpetrate via email, sms, social e app di messaggistica sono costate 442 miliardi di dollari a livello mondiale. E “non sono più solo crimine locale - si legge nello studio -. Ora operano in modalità transfrontaliera e usano vari canali, agendo come imprese reali con una programmazione del lavoro, obiettivi regionali, budget di marketing e metriche di performance”.“Ci sono un sacco di storie di società finanziarie truffate con deepfake. Con l'AI generativa è molto facile rubare le identità o fabbricarne di nuove e questo sta arrivando nelle vite di tutti i giorni - prosegue Sada -. Per la prima volta si osserva un calo del tempo speso nel gaming perché le persone barano sfruttando i bot. Oppure sei su una app di dating e all'improvviso ti rendi conto dalla foto che la persona con cui sta chattando ha qualcosa di strano". E gli esempi del manager potrebbero continuare. La risposta di TfH è la prova di “umanità”.Sada spiega che alla compagnia non interessava affidarsi alla verifica attraverso un documento di identità. Primo, “perché molte persone non lo hanno, persino negli Stati Uniti”. E secondo, aggiunge, “perché non tutela la privacy, poiché devi acquisire molte informazioni personali”. Non solo: “La prova di umanità non sostituisce l'identità. Non è la stessa cosa, perché la prova di umanità non sa chi tu sia - spiega -. Ci sono casi in cui possono servire entrambe”. Il manager cita un accordo con il governo di Taiwan per aggiungere la propria tecnologia per chi vuole votare su una piattaforma che raccoglie le petizioni, in aggiunta all'identità digitale, per impedire che bot o attori indesiderati si intrufolino e manipolino gli esiti.Secondo Sada la prova di umanità sarà un livello fondativo di internet del futuro. Gli utenti potranno andare da altre piattaforme e aziende e utilizzare il proprio certificato di “umanità” per utilizzare i loro servizi. Tra i partner già legati a TfH si contano Match Group, la holding di app di dating come Tinder, per ridurre i profili falsi, Docusign, applicativo per la firma certificata di documenti, o Razer, la piattaforma di gaming, per confermare che i contendenti di un match non siano bot. O ancora Shopify, per contrastare gli acquisti fraudolenti. C’è un accordo con i Thirty Second to Mars, la rock band di Jared e Shannon Leto, per certificare gli acquisti del tour europeo del 2027.E poi c’è il sottobosco di mini-app che i piccoli sviluppatori possono promuovere dentro quella di World. Si va da una applicazione di micro-compiti, tipo scegliere il logo che ti piace di più, che ripaga lo sforzo in Worldcoin, a quella di fitness a casa che remunera gli allenamenti, ça va sans dire, in Worldcoin, fino a quella che permette di offrirsi per lavoretti in cambio di… beh, lo potete immaginare.Quello che World sta costruendo è un ecosistema di servizi il cui biglietto di ingresso è la prova di umanità. Ti certifichi, ottieni il tuo passaporto sotto forma di World Id, entri nella super-app, accedi poi alle attività con il pass di essere umano, raccoglie e spendi denaro dentro il circuito del token dedicato. Ci si può mettere anche in lista d’attesa per una carta World. Per questo l'operazione di certificazione è gratis. Alla startup serve la massa critica di milioni di utenti per poter guadagnare sugli accordi con le aziende e per valorizzare il token scambiato all'interno del circuito Worldcoin.Allarme protezione dei datiTuttavia sulla rotta di TfH si sono messe di traverso norme e regole sulla protezione dei dati. Tra le tecnologie biometriche, il consenso al trattamento delle informazioni e l’associazione con il Worldcoin, il campanello di allarme è suonato in molti uffici dei garanti della privacy. Nel 2024 in Corea del sud è scattata una multa da 830mila dollari. Nel 2025 l'Autorità nazionale per la protezione dei dati in Brasile ha ordinato a Tools for Humanity di sganciare il servizio dalla criptovaluta, ritenuta un incentivo inopportuno. Nello stesso anno i governi di Indonesia e Filippine hanno proibito alla società di raccogliere i dati dei suoi cittadini. In Kenya un tribunale ne ha invece ordinato la cancellazione.In Europa non è andata meglio. Il 6 marzo 2024 si è mosso il Garante spagnolo con un blocco preventivo delle attività dell'azienda, dopo aver ricevuto, spiega a Wired, segnalazioni di raccolta dati di minori, mancato ritiro del consenso e scarsa trasparenza. Siccome i dati biometrici sono una categoria sensibile del Gdpr, l'ente ha agito d'urgenza. Poche settimane dopo alza il cartello di stop anche l'ente portoghese (che non ha risposto alle domande di Wired). E poi quello italiano (dove pure, all'epoca, l'azienda non aveva dispositivi).Ma lo stop più pesante è quello inflitto dalla BayLda. Che è l’autorità capofila nei procedimenti comunitari contro TfH, poiché è quella che sovrintende la Baviera dove l’azienda ha sede. Il 19 dicembre 2024 il Garante federale ha emesso un ordine contro la società, in cui evidenzia alcune violazioni del Gdpr, tra cui quelle relative al diritto di cancellazione. “Il focus della nostra indagine non erano tante le ”politiche" di protezione dei dati o altri requisiti formali facilmente potenziati, ma l'analisi delle attività tecniche di elaborazione e la loro valutazione formale", spiega a Wired il presidente, Michael Will. Insomma, il cuore del funzionamento dell’ecosistema di World.Gli ordini della BayLda sono perentori: TfH ha archiviato dal 24 luglio 2023 al 14 maggio 2024 i codici dell’iride come “testo non formattato”, perciò ha tempo una settimana per cancellarli e dimostrare che ha ottemperato all’ordine, un mese per informare gli utenti che possono ottenere l’eliminazione dei propri dati, due mesi per bloccare nuove acquisizioni e adottare strumenti per impedire ai minorenni di registrarsi. Il conto delle multe che rischia arriva a sfiorare i 400mila euro.Il modello di crittografiaLa BayLda ha contestato anche il sistema di Smpc (secure multi-party computation), che è la risposta all’archiviazione delle iridi. Insieme alla prova di umanità, infatti, serve anche quella di unicità. I dati biometrici non devono solo appartenere a un essere umano, ma devono appartenere a un solo individuo. “In passato raccoglievamo i codici delle iridi in un database per un confronto”, ricorda Sada. Che però TfH ha dovuto cancellare, per evitare le sanzioni dei garanti privacy.A maggio 2024 la società ha introdotto un sistema di Smpc, che un tipo di crittografia che viene applicata per proteggere i dati non solo dall'esterno, ma anche da potenziali intrusioni reciproche tra coloro che li conservano, segregando i pezzi. Nello specifico, la startup di Altman e Blana ha mutuato il modello Janus della Croce Rossa, che usa strumenti di identificazione biometrica per evitare doppioni nelle registrazioni per ricevere aiuti umanitari senza salvare dati. “L'immagine dell'iride viene divisa in piccoli pezzi, anonimizzati e distribuiti tra varie terze parti, tra cui alcune università del mondo che detengono questi pezzi - spiega Sada -. E c'è un tipo di operazione matematica che consente di dimostrare l'identità senza che questi pezzi debbano essere riassemblati”. “È impossibile ricomporli e risalire al tuo iride o sapere qualcosa su di te, salvo che hai provato a registrare una identità World in passato o meno”, aggiunge.In sostanza TfH può affermare che il World Id sia collegato al dispositivo di un essere umano e che questa persona non si sia registrata in precedenza, ma non può identificare se l'iride sia quello di Marco Verdi o Maria Rossi. Per distribuire le varie tessere del puzzle, la società si avvale di una rete di organizzazioni e atenei che conta l’università Friedrich-Alexander University of Erlangen–Nuremberg in Germania, il Center for responsible decentralized intelligence di Berkeley negli Stati Uniti, il Korean advanced institute of science and technology, l'università di Tokyo e Nethermind, società specializzata in blockchain.L'autorità bavarese sta continuando la sua attività di controllo per verificare se i cambiamenti apportati siano in linea con il Gdpr, mentre Tools for Humanity ha contestato le conclusioni davanti a un tribunale. “La domanda se le attività di elaborazione di Tools for Humanity producano dati pseudonimizzati o dati già anonimi è senza dubbio il cuore della procedura”, chiosa Will.L'autorità non può dire a Wired se l'aggiornamento della valutazione di impatto della protezione dei dati sia sufficiente per comporre la frattura “poiché la procedura è in corso”, ma Will precisa che ritengono da parte di TfH “appropriato aggiornare il documento se le attività sottostanti sono cambiate” e che al momento non è stato necessario allargare il tavolo ad altre autorità, come quella Antitrust tedesca o enti coinvolti nell'AI Act.Le sfide per il futuroIn Spagna Tools for Humanity aveva preso l’impegno di non proseguire con le attività fino alla conclusioni delle indagini in Germania, sopraggiunte a dicembre 2024. Tuttavia quando lo scorso febbraio ha annunciato il ritorno sul mercato, il Garante iberico le ha inviato un avviso ricordandole gli obblighi a cui deve conformarsi, dato che le attività implicavano l'elaborazione di dati biometrici per attività di identificazione (nel caso dell'iride) o riconoscimento (per il viso). Risultato? Il lancio è stato posticipato. In Italia, invece, secondo fonti consultate da Wired, il dialogo con il Garante privacy è stato costruttivo e non ci sono stati nulla osta preventivi. Tanto che, proseguono fonti aziendali, il negozio è regolarmente aperto e frequentato per l'erogazione delle prove di umanità.D'altronde, il mercato dei sistemi di identificazione biometrica è una torta troppo ghiotta per gettare la spugna. Secondo il centro studi di mercato GrandView Research, a livello mondiale i 41 miliardi di dollari di giro d’affari del 2023 sono destinati a più che triplicare fino ai 150 previsti nel 2030, spinti proprio dalla crescente necessità di verificare l’identità di una persona e di bloccare truffe e frodi potenziate con l’AI. E Altman ben più di altri sa fin dove si potrebbe spingere l'asticella della sfida del riconoscimento dei contenuti generati con l'intelligenza artificiale.Per Tools for Humanity l’obiettivo è arrivare in piedi al traguardo. Da un lato deve convincere i regolatori mondiali della privacy di aver fatto i compiti a casa per schivare multe che altrimenti la affosserebbero. Dall’altro deve generare i profitti attesi per dimostrare che il progetto di una rete di servizi affiliati a World sta in piedi e che il business della fiducia non è solo una promessa, motivo per cui insiste sui contratti con grandi operatori. Inoltre, deve farsi amici i potenziali utenti, in un momento in cui l’immagine del suo alfiere, Sam Altman, non è ai picchi di popolarità. E infine deve tenere conto di un’arena competitiva sempre più affollata, non solo dagli strumenti identificativi promossi da altri operatori tech (che pure differiscono per i fondamentali) ma anche dalle operazioni pubbliche (come il digital wallet europeo).Se stai leggendo questo articolo, sei probabilmente umano. Chissà se in futuro sarà un Orb a dimostrarlo.