Il mancato preavviso almeno tre giorni prima alla questura da parte dei promotori di una manifestazione (previsto dall’articolo 18 del Tulps) era una condotta che presentava strascichi penali. Un reato insomma: punito con l’arresto fino a 6 mesi e un’ammenda da 103 a 413 euro. Il decreto legge del 24 febbraio scorso lo ha però depenalizzato trasformando tale illecito in sanzione amministrativa pecuniaria che va da 1.000 a 10.000 mila euro. Una depenalizzazione cresciuta in un governo di centro-destra della quale hanno beneficiato due esponenti dell’area antagonista di sinistra finite a processo proprio per un mancato preavviso di un paio di manifestazione nel febbraio 2023. Ieri mattina il giudice Roberta Bailetti ha pronunciato un non doversi procedere perché la contestazione in questione non è più prevista come reato. A beneficiarne, una 67enne di Bagnacavallo e una 59enne di Ravenna difese dagli avvocati Enrico Ferri, Andrea Maestri e Filippo Lorenzi. Entrambe a suo tempo si erano opposte al decreto penale di condanna finendo dunque davanti al giudice.

Nel dettaglio la 59enne era stata accusata di avere partecipato a una contro-manifestazione di protesta del 26 febbraio 2023 in occasione della manifestazione - questa sì autorizzata - dell’associazione ’Malva - ucraini di Ravenna - a sostegno dell’Ucraina e contro l’aggressione russa’. Tale manifestazione si era tenuta in piazzale Farini per commemorare il primo anniversario della guerra in Ucraina. La 59enne - secondo quanto poi verificato dalla Digos - si era presentata assieme ad alcuni attivisti de ’La Comune’ con cartelloni e striscioni di protesta; quindi avrebbe offeso i manifestanti ucraini anche con epiteti del tipo "nazisti", li avrebbe interrotti durante i loro discorsi; e avrebbe esposto bandiere dell’autoproclamata repubblica popolare di Lugansk e di altro materiale filo-russo. Il 24 febbraio - questa volta anche alla presenza del 67enne in qualità di attivista della Rete Antifascista Ravennate - la contromanifestazione aveva riguardato quella autorizzata organizzata in piazza del Popolo dall’associazione ’Libere donne’ e Cgil sempre per commemorare il primo anno di guerra in Ucraina. Anche qui c’erano state frasi provocatori e striscioni filo-russi.