I vincitori della guerra di Usa e Israele contro l’Iran sono i petrolieri e i miliardari. In appena due mesi e mezzo di conflitto il patrimonio di soli 41 super-ricchi dell’energia dei paesi del G7 è aumentato di 23,5 miliardi di dollari. Significa incassare 300 milioni di dollari al giorno. Mille dollari ogni volta che sbattiamo le palpebre.

Entro il 2026, i colossi del petrolio vedranno i loro utili decollare dell’80% rispetto alle stime pre-conflitto, toccando quota 152 miliardi. E mentre i signori dell’oro nero e dei fertilizzanti brindano ai massimi storici dei listini, i governi del G7 tagliano 48 miliardi di aiuti ai paesi più poveri del mondo. Una cifra enorme per le casse pubbliche, ma che i miliardari del club dei grandi si sono messi in tasca in appena nove giorni. Sono i numeri messi in fila ieri dall’ultimo report di Oxfam pubblicato mentre a Evian si apre il G7. Descrivono un saccheggio legalizzato.

«L’impennata dei prezzi dell’energia e dei generi alimentari sta devastando le famiglie di tutto il mondo, in particolare nei paesi a basso e medio reddito, già duramente colpiti da anni di turbolenze economiche, crisi del debito e shock climatici – ha detto Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam – Per garantire la presenza del Presidente Trump al G7, Macron ha accettato di escludere dall’agenda temi quali la crisi climatica o la disuguaglianza. Rifiutarsi di agire per compiacere gli Stati Uniti non è diplomazia, ma codardia e accelererà solo lo scivolamento del G6 verso l’irrilevanza globale». Oxfam chiede di tassare gli eccessivi profitti delle aziende e dei super-ricchi; sospendere e cancellare il debito; aumentare gli aiuti; sbloccare la liquidità globale».