Roma, 15 giugno 2026 – Non è una pioggia indistinta di bonus, ma un tentativo mirato di spingere le imprese ad assumere dove il mercato del lavoro italiano resta più fragile: tra i giovani, tra le donne e nelle aree della ZES unica. Con la pubblicazione dei messaggi operativi dell’11 giugno, l’Inps ha aperto la fase concreta dei tre incentivi 2026: Bonus Giovani, Bonus ZES e Bonus Donne. Da ora le imprese possono presentare le domande e, se autorizzate, recuperare sotto forma di sgravio contributivo una parte significativa del costo del lavoro.
La scommessa sul tempo indeterminato
Il punto politico ed economico della misura è chiaro: rendere più conveniente l’assunzione stabile. Non si interviene con un contributo diretto al lavoratore, ma con un esonero dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro. In pratica, l’impresa che assume con contratto a tempo indeterminato un lavoratore rientrante nelle categorie previste può ridurre il costo contributivo mensile, entro tetti definiti. La scelta arriva in una fase in cui il mercato del lavoro mostra segnali positivi ma non ha ancora risolto i suoi squilibri strutturali. Secondo l’Istat, ad aprile 2026 gli occupati sono saliti a 24 milioni e 337 mila, con un tasso di occupazione al 63,1% e una disoccupazione al 5,1%. Anche la disoccupazione giovanile è scesa, al 16,9%. Ma dietro il miglioramento complessivo restano divari profondi: i giovani italiani lavorano meno della media europea, il Mezzogiorno resta più debole e l’occupazione femminile continua a essere penalizzata da segregazione professionale, bassi salari e minore accesso ai ruoli apicali.










