La lunga estate della Figc è appena iniziata: a breve, lunedì 22 giugno , si terrà a Roma l'assemblea elettiva che dovrà scegliere l'erede di Gabriele Gravina, che si è dimesso, come si sa, dopo il terzo flop mondiale. Giovanni Malagò è il netto favorito, ma il suo rivale, Giancarlo Abete, è abituato a lottare e pare non abbia alcuna intenzione di arrendersi. Ma c'è un problema, e non di poco conto: il ministro Andrea Abodi ha chiesto un parere, cioè se Malagò, essendo stato presidente del Coni, Ente pubblico, può essere eletto al vertice di una Federazione sportiva, la Figc in questo caso, che è privata. Il Collegio di garanzia del Coni non si è espresso, si è dichiarato incompetente (e Malagò se lo aspettava...), ora il giudizio spetta all'Anac, autorità nazionale anticorruzione.
Manca davvero pochissimo tempo e l'Anac non si è ancora espressa, anche perché interpellato molto in ritardo. C'è forte tensione nel mondo del calcio. Non da parte di Malagò che si sente forte di dieci illustri pareri a suo favore che smontano pezzo per pezzo l'ipotesi del pantouflage. Ma le strade, a otto giorni dal voto, sono tante, e alcune assai tortuose. L'Anac potrebbe tirarsi fuori come ha fatto il collegio di garanzia: ipotesi che gira in alcuni ambienti. L'Anac potrebbe dare parere negativo: in questo caso le elezioni si farebbero lo stesso e Malagò sarebbe eletto sub judice?












