Manca ancora un passaggio, all'autorità nazionale anticorruzione (Anac), poi il 22 giugno il mondo del calcio va alle urne. Si elegge il presidente della Figc dopo le dimissioni di Gabriele Gravina. Due candidati, come si sa, il favorito Giovanni Malagò e il tenacissimo Giancarlo Abete che non mollerà sino alla fine. L'Anac – su richiesta del ministro Abodi - dovrà stabilire a breve se Malagò è eleggibile o meno (il famoso pantouflage): lui si dichiara più che sereno, forte dei 10 pareri di illustri avvocati e giuristi che ha chiesto.

“La stessa situazione di Luciano Buonfiglio, passato da una Federazione (la canoa, ndr) al Coni, da una controllata ad una controllante. Ora è il percorso inverso per Malagò, ma il parere dell'Anac sarà lo stesso, è eleggibile...” sostengono dal quartiere generale dell'ex n.1 del Coni che intanto studia, lavora, tiene contatti con il mondo del pallone che vuole rivoltare. Una rivoluzione (dolce). Necessaria.

Le cose da fare sono tante, a cominciare dal ct: se tutto procede come previsto, Malagò terrà il suo primo consiglio federale il 1 luglio, perché prima, dal 25 giugno, è impegnato a Losanna nella sessione straordinaria del Cio. Il 1 luglio Malagò spera proprio di annunciare il ct: in corsa sono rimasti solo Roberto Mancini e Antonio Conte. Il primo pare favorito, Malagò lo conosce bene, lo stima e sa di questi tempi la Figc, dopo il fallimento mondiale, non può fare spese folli. Guardiola guadagnava, ad esempio, 28 milioni al City, figuriamoci.