Leonardo Fioravanti è ancora nel Salvador, ma tra poco riparte per il Brasile. E’ visibilmente felice nella videocall: la vittoria della prima tappa della sua vita di surfer nel Championship Tour della World Surf League, che è il Mondiale del surf pro, è una botta di adrenalina e di gioia che riempe il cuore. L’atleta di Red Bull ha vinto a Punta Roca il Surf City El Salvador Pro presented by Corona Cero, quinta tappa della stagione 2026 del Campionato. E dice, apertamente, che è lecito sognare. Lo sussurra, perchè ha la voce roca. “Ho perso la voce quando ho urlato dopo la vittoria in acqua perché ero troppo felice e anche durante i festeggiamenti”, spiega, sorridendo. Fioravanti, partiamo da lontano. L’aver iniziato a surfare nel Mediterraneo, ad aver cominciato rincorrendo onde minori, per poi volare verso l’Oceano, ha influenzato la tua carriera? "E’ una questione di mindset. Il fatto di essere cresciuto nel Mediterraneo, di aver surfato quelle onde da quando sono piccolo, onde che non sai mai quando ci saranno, comporta avere una mentalità sempre positiva. Ovviamente ho viaggiato tantissimo negli ultimi anni, quindi ormai sono un surfista del mondo, un cittadino del mondo, però quell’impostazione resta”. Anche quando il quadro generale non è perfetto, insomma. "Anche quando il mare è incasinato, quando entra il vento, quando il mare non è magari così perfetto come volevo, come tanti altri surfisti vogliono. Io sono sempre super entusiasta di entrare in acqua e di surfare con onde piccole, onde grosse, con onde con vento, con senza vento. Ecco perché parlo di un mindset positivo: mi aiuta ad allenarmi tutti i giorni, ad essere felice di stare in acqua con qualsiasi tipo di condizione”. Lei quando e come si allena? "Diciamo dalle 3 alle 5 ore in acqua minimo, quasi tutti i giorni. Io amo stare in acqua, quindi per me non è un allenamento, anche se lo è diventato ovviamente perché questa è la mia vita. Però è una cosa che mi piace, che amo fare ed è così che posso continuare a spingere il mio surf per cercare di migliorare insieme al mio allenatore. Poi c'è tanto allenamento anche fuori dall'acqua e la parte fisica per me è molto importante. Nel mondo del surf negli ultimi 5, 10 anni la parte fisica è diventata fondamentale. Diciamo che 15, 20 anni fa i surfisti erano molto più rock 'n' roll, pensavano solo a surfare, ovviamente a fare più festa e l'ambiente era molto diverso. Oggi il livello è talmente alto, anche grazie alle Olimpiadi, a dove sta andando la WSL, che bisogna per forza avere questo impegno”. Si riguarda? "Certo, ho sempre delle video analisi per poi riguardarmi, per cercare di migliorare”. In palestra che training segue? Ed è aiutato? "Ho un strength and conditioning coach, un preparatore fisico australiano che mi prepara tutti i programmi per potermi allenare in palestra, avere una continuità tutti i giorni. E ho anche un mental coach che si chiama Stefano Massari, che era fino a qualche anno fa era lo stesso mental coach di Matteo Berrettini. Ho iniziato a lavorare con lui nel 2021 e ho capito che la parte mentale è molto molto importante, che c'è tanto lavoro da fare lì e anche lui mi ha aiutato tantissimo”. Che lavoro mentale fate di solito? “La parte che mi ha aiutato di più è conoscere me stesso. Fino al 2021 pensavo solo al surf e non avevo fin lì veramente conosciuto me stesso e capito me stesso. Grazie a Stefano abbiamo fatto un grandissimo lavoro per cominciare a conoscermi, a capire cosa sono le cose importanti nella mia vita, la direzione che voglio prendere e come prendere questa direzione nel modo migliore. Ho anche iniziato a meditare negli ultimi anni e è una cosa che mi aiuta tantissimo a dare una regolarità alle emozioni in generale. E’ un lavoro che non finisce mai”. In che senso? "Sulla parte fisica ci sono tanti studi scientifici. Sai cosa devi fare per diventare più forte, per potenziare le gambe, le braccia eccetera. La parte mentale secondo me è diversa per ogni atleta, per ogni persona e il modo migliore per migliorare in quel mondo è conoscerti nel modo migliore possibile”. Lei ha detto in una intervista che va sempre oltre quello che è il suo limite. Ha senso parlare di limiti di fronte al mare? “Il limite nell'oceano è infinito, ma anche il limite personale è infinito. Questo è un aspetto che ogni anno capisco e conosco ancora di più. Secondo me un limite non esiste e soprattutto dopo questa vittoria non voglio darmi un limite perché non so dove ancora possa arrivare. O meglio, so che posso arrivare lì, dove e come ho vinto. L'importante è trovare il modo migliore per arrivarci e secondo sono sulla strada giusta. Voglio solo continuare sulla stessa strada, continuare a spingere il mio limite, perché non è che adesso che ho vinto la tappa quel limite è stato raggiunto. Secondo me è ancora più alto”. Il surf, con lei, è finito sui media. Per altro, in una giornata vittoriosa per l’Italia. “È veramente bello vedere l'Italia al top in tanti sport e io lo spero che anche nel calcio riusciremo a tornare nel top perché secondo me ce la faremo prima o poi. Quando vedo Sinner, che è il giocatore più forte al mondo nel tennis, quando vedo cosa sta facendo Antonelli nella Formula 1, mi sento orgoglioso. Sono un grandissimo fan dello sport in generale, guardo quasi tutte le discipline. Al Roland Garros, con tutti gli italiani in campo, Cobolli in finale, che spettacolo! Me la sono goduta veramente tanto e sono fiero di essere italiano. È bellissimo vedere anche la nostra classifica: adesso ci sono io e tipo altri quattro brasiliani. Sono lì, in mezzo ai migliori al mondo. Il surf magari non è lo sport principale dell'Italia, però spero che potrò continuare a crescere, a migliorare e ad andare ancora più alto come ha fatto Sinner, come sta facendo Antonelli”. C’è un messaggio, un pensiero per qualcuno? “Per mia nonna Anna a Cerveteri, che sta a casa e guarda tutte le mie gare. Ha sempre creduto in me, mi ha sempre voluto bene, non smette mai di chiamarmi e dirmi: "Ma io ti voglio bene, quello è quello che importa, basta che tu sia felice". Come si fa a coinvolgere ancora di più l'Italia verso una conoscenza del surf? “Innanzitutto penso che le Olimpiadi abbiano aiutato tantissimo negli ultimi anni, anche perché in Italia oggi c'è un grande movimento e la Federazione, il Coni, le Fiamme Oro stanno iniziando negli ultimi cinque, sette anni, da quando il surf è diventato sport olimpico, a darci un grandissimo supporto e a cercare di creare una strada per la nuova generazione. Io sono stato fortunato, ho avuto le persone giuste intorno a me sin da quando sono piccolo, la mia manager Giulia, i miei sponsor, mia mamma che si è spostata dall'Italia per viaggiare con me. La strada è stata lunga, però è stata la strada giusta. E oggi siamo fortunati di avere un bel supporto dalla Federazione. Quindi, questo è l'inizio. E sono sicuro che a quest’inizio, e non lo dico per vantarmi, potrò dare un contributo con quello che sto facendo e che potrò ancora fare”. Guarda alle prossime Olimpiadi? "A Los Angeles ci sarò e dico che anche a Brisbane ci sarò. Però ovviamente voglio vedere anche altri italiani insieme a me. Magari succede come nel tennis, dove nei top 15, 20 al mondo ci sono 5, 6 italiani. Spero che nel surf tra 10, 11 anni sarà la stessa cosa”. Parlando ancora di Los Angeles 2028, come si vede? "L’onda di Tertles, vicino Los Angeles, è molto simile secondo me a questa di Punta Roca. È un'onda performante dove posso veramente mostrare il mio surf migliore. Ovviamente è importante arrivare lì in forma e questa forma è data a questi risultati, dal rimanere nei top al mondo fino a lì e, e anche dopo le Olimpiadi. Però, è anche vero che prima di tutto mi devo qualificare per le Olimpiadi. Però se la forma resta questa, se riesco a mantenere questa forma, sono abbastanza sicuro che riuscirò ad arrivarci. Ho dalla mia anche l'esperienza di aver già fatto due gare alle Olimpiadi”. Nei Giochi del 2024 a Tahiti ci credeva? "Ci credevo veramente perché anche lì era un'onda su cui potevo performare al mio meglio. Non ce l'ho fatta per diversi motivi. Mi piacerebbe indicare un motivo preciso, ma nello sport non esiste mai un motivo esatto. L'unica cosa che puoi fare dopo una sconfitta è guardare avanti, cercare di migliorare e son sicuro che l'atleta che ero nel 2024, già oggi nel 2026 è cambiato, sono ancora più forte e spero che nel 2028 lo sarà ancora di più”. Lei si è sposato con Sofia. Il matrimonio aiuta un atleta? “Per me al 100%. Ovviamente non è che ti dico adesso tutti gli atleti si devono sposare per vincere… Però per me, Sofia è una persona più che speciale: mi supporta al 100%, è lì sempre. È la mia fan numero uno. Vede il lavoro, le ore che spendo nel mio sport, non solo in acqua ma anche fuori, quanto sono pazzo per cercare di migliorare tutti i giorni. La pazienza che ha è incredibile. Sono più che fortunato di averla incontrata e il matrimonio è stato un momento veramente speciale. SE a 18 anni min avessero chiesto: ‘Quale sarebbe il giorno migliore della tua vita? Vincere una tappa del Mondiale o sposarti?’. Be’, avrei detto vincere una tappa. Oggi che le ho fatte tutte e due, dico sposarmi”. Uno dei suoi punti forti è il power surfing. "Sì, in questi anni mi sono veramente concentrato per cercare di migliorare questa mia peculiarità nel modo migliore possibile. E oggi quel limite l'ho spinto davvero in alto. Come surfo oggi in generale secondo me è un passo molto più avanti rispetto a tre, quattro anni fa. E questo è l'unico modo per raggiungere questi traguardi a questo livello. Perché se non sei a quel livello puoi crederci, puoi essere forte mentalmente, puoi dire quello che vuoi, ma il livello deve essere lì”. Chi le ha scritto per festeggiare la vittoria? “È incredibile quanti messaggi abbia ricevuto. Da Andrea Abodi, il nostro ministro dello Sport, ad Alessandro Del Piero, Valentino Rossi: ho il 46 grazie a Vale. Ieri mi ha scritto un messaggio su WhatsApp bellissimo. E poi dai surfisti Mick Fanning, Joel Parkinson, Kelly Slater. E Alessandro Borghi, l'attore, che è un grande amico mio. E’ stato veramente speciale vedere questo supporto dall'Italia e dal mondo anche del surf”. Fioravanti, un'analisi fredda, scaramanzia a parte: la sue potenzialità per vincere il titolo, il Championship Tour e quelle dei suoi avversari. Quest’anno potrebbe essere la volta buona? “Oggi mi sento di essere al migliore livello. Quindi se c'è una volta buona di sicuro questa lo è. L'unica cosa che dico è che per vincere un titolo mondiale devi arrivare all'ultima tappa e essere in contention per il titolo, essere lì con i punti e con la possibilità di vincerla e mancano sei tappe prima dell'ultima... Quindi sì, ci credo, dico che è possibile al 100%, ma non voglio sbilanciarmi perché lo so quanto sia difficile. Nel surf tutto può succedere. Ma davvero io ci credo e ce la metterò tutta per darmi queste possibilità”. Sono nove anni che è al top nel mondo e che combatte nel tour globale della WSL. Ha avuto anche momenti difficili nella sua carriera. Cosa l’ha fatta alzare il mattino e continuare? "La passione e l'amore che ho per il surf e per questo sport. Perché se no non l'avrei mai fatto. Io amo questo sport, ho dedicato tutta la mia vita a questo sport e continuerò a farlo. A pensarci mi viene la pelle d’oca. Perché amo questo sport e con o senza questa vittoria avrei sempre dedicato il resto della mia vita a questa carriera, anche se non avessi mai vinto una tappa di questo mondiale. Perché, perché è quello che amo fare. Non perché ho vinto o ci sono più sponsor o meno sponsor. Non smetterò mai di farlo”. Oltretutto ci sono degli esempi di grande logevità. Ad esempio Kelly Slater. “Non ti dico che voglio andare avanti fino a 50 anni come Kelly Slater. Però con lo stile di vita che faccio sono sicuro che tra 10 anni sarò ancora in forma per continuare. Poi tutto può succedere, come ho detto prima, però di sicuro oggi mi sento di essere nel miglior momento della mia carriera e voglio approfittarne per mettercela tutta in tutti gli aspetti della mia carriera, per darmi le migliori possibilità in acqua e per gareggiare nel modo migliore possibile”.