Ponte sullo Stretto 15 giugno 2026 La Procura di Roma indaga per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, ma gli effetti sull’iter dipenderanno dagli sviluppi dell’inchiesta ANSA L’indagine della Procura di Roma sul ponte sullo Stretto di Messina aggiunge un nuovo capitolo alle controverse vicende che accompagnano da anni la realizzazione dell’opera. Tre persone sono indagate per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio: Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei conti; Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina; e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio.

Secondo l’ipotesi della Procura, le condotte contestate avrebbero avuto l’obiettivo di condizionare, nel 2025, l’esame di legittimità della Corte dei conti sulla delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, il CIPESS. Si tratta dell’organo collegiale del governo che decide e vigila sull’uso delle risorse pubbliche destinate agli investimenti. Nel caso del Ponte sullo Stretto, la delibera riguardava l’approvazione del progetto definitivo e il quadro finanziario dell’opera.

La Corte dei conti, però, ha poi negato il visto e la registrazione alla delibera del CIPESS. L’eventuale tentativo di condizionare il controllo da parte delle persone sotto indagine non avrebbe quindi prodotto il risultato che, secondo l’accusa, era perseguito. Questo elemento è utile per distinguere due piani diversi: quello penale, che riguarda eventuali responsabilità personali degli indagati, e quello amministrativo, che riguarda invece la validità degli atti e la prosecuzione dell’iter dell’opera.