Il caso GreatXML evidenzia una falla nella sicurezza degli endpoint: la fiducia riposta nel recovery path. Il problema è legato al bypass di BitLocker tramite WinRE e Microsoft Defender Offline Scan, ma le verifiche indipendenti non sono del tutto concordi sulla sua riproducibilità.Nel giro di poche ore, GreatXML è passato dalla timeline dei ricercatori ai siti di settore, con il tipico effetto amplificatore che accompagna ogni disclosure non coordinata.Il punto critico è ottenere l’accesso a un volume protetto da BitLocker senza la chiave di recupero, sfruttando il comportamento di Windows Recovery Environment (WinRE) dopo l’uso di Microsoft Defender Offline Scan.Per chi lavora nel settore della sicurezza degli endpoint, il titolo era già di per sé un richiamo, perché toccava tre temi sensibili: full-disk encryption, trusted recovery environment e physical access. Per questo, serve un approccio rigoroso, il caso va trattato con metodo.Quando un claim è molto impattante e non proviene da un advisory ufficiale, la prima difesa contro le semplificazioni consiste nel distinguere ciò che è documentato da Microsoft, ciò che è sostenuto dal ricercatore e ciò che è stato effettivamente verificato da terzi.Indice degli argomenti
GreatXML e BitLocker: cosa sappiamo davvero sul presunto zero-day che aggira la cifratura di Windows - Cyber Security 360
GreatXML è stato presentato come un exploit zero-day capace di aggirare BitLocker sfruttando WinRE e Microsoft Defender Offline Scan. Le verifiche indipendenti, però, raccontano una storia meno lineare. Tra dubbi sul PoC e assenza di una CVE, il caso riapre il dibattito sulla sicurezza del recovery path di Windows








