Una comunità colombiana colpita dalla siccità ha sfidato Coca-Cola Femsa, accusata di continuare a sfruttare le sorgenti locali mentre i cittadini affrontavano il razionamento dell'acqua

Per mesi hanno aperto i rubinetti senza sapere se sarebbe uscita una sola goccia d’acqua. Hanno imparato a fare i conti con il razionamento, a riempire taniche, a rinunciare all’irrigazione dei campi e a modificare le proprie abitudini quotidiane. Eppure, vivevano accanto a uno dei più importanti bacini idrici della Colombia.

È accaduto a La Calera, cittadina montana alle porte di Bogotá, dove una grave siccità legata al fenomeno climatico di El Niño ha messo in ginocchio la popolazione tra il 2024 e il 2025. Mentre le famiglie affrontavano fino a quindici giorni di restrizioni idriche al mese, una domanda ha iniziato a circolare sempre più spesso tra gli abitanti: dove finisce la nostra acqua?

Ne abbiamo parlato qui: Coca-Cola accusata di aver prelevato grandi quantità d’acqua in Colombia durante la siccità nonostante i razionamenti

La risposta ha portato molti sguardi verso uno stabilimento della Indega, società controllata da Coca-Cola Femsa, il più grande imbottigliatore Coca-Cola al mondo, che continuava a prelevare acqua dalle sorgenti locali per commercializzarla con il marchio Agua Manantial, distribuito in tutta la Colombia.