Questa sera, al teatro Regio di Torino, la fondazione Allegra Agnelli per la ricerca sul cancro, festeggerà il suo 40 anni con uno spettacolo benefico. Conduzione e direzione artistica sono stati affidati a Linus. Tra gli ospiti speciali Neri Marcorè, Giovanni Allievi e Cristina Chiabotto. Tra quelli musicali Diodato, Levante, Samuele Bersani e Paolo Belli. Proprio quest’ultimo è particolarmente motivato vista la sua esperienza personale con la fondazione. Paolo, cosa significa per lei questo evento?«Sono sempre stato attento alla solidarietà, credo sia un dovere per chi ha il privilegio di fare per lavoro da 37 anni la cosa che più ama. Due anni fa questa serenità fatta di musica e di famiglia l’ho vista crollare, quando a mia moglie Deanna è stato diagnosticato un tumore. Ti sento smarrito, non sai dove sbattere la testa. Avevo già avuto a che fare con Candiolo attraverso la Nazionale Cantanti e Telethon, così ci siamo rivolti a loro. Ho incontrato dedizione, passione, tenacia, quella che nel nostro ambiente chiamiamo “cazzimma”, oltre al know-how formidabile che è la base di tutto. Ora è tornata la serenità e il mio impegno a fianco della Fondazione si sta quantomeno triplicando». Che effetto le fa leggere notizie relative a malati che invece si rivolgono a santoni, sciamani, specialisti autonominati?«Trovo sia incredibile, il problema è che ci sono fragilità culturali e psicologiche che portano alcune persone a rifugiarsi in cose sbagliatissime. Per questo intendo utilizzare la mia visibilità per invitare tutti ad affidarsi alla competenza dei medici specializzati. Proprio mia moglie mi ha spinto in questa direzione, all’inizio volevamo tenere tutto nascosto, poi mi ha detto: “Paolo, dillo a tutti, fai sapere che bisogna avere fiducia nella medicina e nella ricerca”. Facendo la conta, a Candiolo abbiamo passato dei mesi, ho avuto il privilegio di accedere ai laboratori di ricerca, ho visto tanti pazienti e tanti familiari trovare speranze e soluzioni». I dati relativi alla prevenzione sono scoraggianti, alle campagne aderisce una minoranza dei profili a rischio: si sente, da ultrasessantenne, di lanciare un appello?«Sì, perché io ero il primo che, sentendosi sano, trascurava qualsiasi prevenzione. Lo stesso caso di Deanna, se affrontato preventivamente, sarebbe stato meno grave. In queste dinamiche il tempo è tutto, l’ho capito e ora mi sottopongo sistematicamente ad analisi e visite mirate. Per cui invito tutti a fare altrettanto». Il cast dei partecipanti alla serata è ricco, ritroverà anche Cristina Chiabotto che vent’anni fa vinse “Ballando con le stelle” in coppia con Raimondo Todaro: che ricordo ne ha lei, che conduceva il programma con Milly Carlucci?«Di fatto passammo quattro mesi insieme e, oltre che una gran ballerina, scoprii una persona intelligente, sensibile, preparata. È la madrina perfetta per questo evento perché saprà parlare di cose serie e dolorose con il sorriso sulle labbra». Ha appena pubblicato il singolo “Profumo d’estate” in cui attacca le ostentazioni di presunta ricchezza in rete: sta forse meditando di abbandonare i social?«Ci penso tutti i giorni, ma i miei social manager mi dicono di tenerli. Allora abbiamo fatto una scelta: li usiamo con ironia e per raccontare ai giovani storie che possano tenerli collegati per più dei fatidici 30” di attenzione. Non posso sentirmi dire che devo fare dei reel di mezzo minuto che partano dal ritornello. Preferisco salire in bici e andare per i campi a sentire l’odore del grano. Sono un boomer, lo so». Che estate l’attende?«Concerti, concerti e ancora concerti fino a settembre, poi inizieremo a lavorare alla nuova stagione di “Ballando con le stelle». Che ci dice della sua amata Juventus fuori dalla Champions?«Oddio, la domanda che speravo di evitare. Ma voglio essere ottimista, ho fiducia in Carnevali, sono convinto che con lui finiremo di scavare e ricominceremo a costruire».
Paolo Belli: “A Candiolo hanno salvato mia moglie. Ero attento alla solidarietà, ora di più”
Il cantante al Regio per la Fondazione Allegra Agnelli: «Utilizzo la mia visibilità per invitare ad affidarsi ai medici, non agli sciamani»











