Cosa fare - deve aver pensato Vaia - degli ulivi infettati per anni dalla Xylella. A lungo sono stati raccontati soprattutto attraverso i numeri della crisi. Milioni di alberi compromessi, migliaia di chilometri quadrati interessati dall'epidemia, un paesaggio trasformato e una delle più gravi emergenze ambientali e agricole vissute dall'Europa contemporanea. Oggi una parte di quel legno trova una destinazione diversa dalla combustione o dall'abbandono e finisce in un oggetto che portiamo in tasca e tocchiamo più volte ogni giorno: una cover per smartphone. La classica lampadina si è accesa a una società benefit e B Corp (che soddisfa cioè gli standard di performance sociale e ambientale, trasparenza e responsabilità) nata nelle Dolomiti dopo la tempesta che nel 2018 abbatté milioni di alberi nel Nord-Est italiano.Dopo aver costruito la propria identità trasformando il legno schiantato in oggetti di design, l'azienda porta ora lo stesso approccio in Salento con Olive Matter, un nuovo materiale biobased ottenuto dalle fibre di ulivi colpiti dalla Xylella.“Quando nel 2021 vidi per la prima volta l'estensione dei campi distrutti, mi promisi che avremmo fatto qualcosa. Oggi siamo qui per dimostrarlo”, racconta Federico Stefani, Founder & Presidente di Vaia. Il primo risultato di quella promessa è Vaia Cover, una custodia per smartphone che rappresenta molto più di un accessorio tecnologico. È il banco di prova di una ricerca che prova a trasformare uno scarto ambientale in una materia prima industriale.Foto: Gianluca ColonneseDalla Xylella a Olive Matter: come nasce il nuovo materialeLa vera innovazione non è la cover, ma ciò di cui è fatta. Olive Matter è un biocomposito sviluppato a partire dalle fibre del legno di ulivo recuperato in Puglia. Il materiale è stato realizzato attraverso un percorso di ricerca che ha coinvolto l'Università degli Studi di Trento insieme a un comitato scientifico che include ricercatori del CNR di Bari e da Unisalento. L'obiettivo era individuare una soluzione che conservasse il valore della materia originale senza limitarsi a utilizzarla come semplice biomassa. Il risultato è un materiale biobased e completamente riciclabile che combina leggerezza, robustezza e una texture che mantiene una forte connessione visiva e tattile con il legno naturale.Secondo Enzo Mari, "il designer non si deve limitare alla creazione di oggetti belli e piacevoli", essendo quella la scelta di campo degli artisti che si fanno beffe dell'aspetto funzionale, ma uguale importanza ha il processo di produzione, a partire dalla scoperta - che qualche volta ha qualcosa di magico tra il rituale esoterico e la formula segreta della Coca-Cola - di una nuova materia che poi diviene la base stessa, se non addirittura l'elemento presocratico dal quale nasceranno nuovi, originali, oggetti. Secondo Vaia, Olive Matter conserva così alcune caratteristiche distintive della materia di partenza e presenta anche proprietà antibatteriche e un profilo olfattivo che richiama il legno di ulivo. Aspetti che contribuiscono a differenziarlo da molti dei materiali plastici tradizionalmente utilizzati nel settore degli accessori tecnologici. Il progetto evidenzia anche un'altra tendenza emergente nel mondo dei materiali sostenibili: l'attenzione si sta progressivamente spostando dal semplice riciclo alla valorizzazione di biomasse locali, sviluppando filiere capaci di generare nuovo valore economico a partire da risorse territoriali compromesse o inutilizzate.Vaia finanzierà la rigenerazione di un metro quadrato di macchia mediterranea nel comune di Specchia (LE), contribuendo alla creazione della Foresta della Rinascita: non più solo ulivi ma una biodiversità più resistente