di
Flavio Vanetti
L'ex regina del fioretto italiano per la quarta volta si cimenta nella più infernale delle prove del ciclismo estremo: 21 ore in bici al giorno. «Massacrante e affascinante, voglio completarla in meno di 12 giorni
Dorina Vaccaroni, la nostra grande ex regina del fioretto, ci riprova e per la quarta volta lancia la sfida alla Race Across America, la più infernale delle prove del ciclismo estremo. È la disciplina che l’ha stregata in modo viscerale dal 2000 e alla quale dedica ormai la vita: «È la mia forza, è la mia salvezza dopo tutto quello che mi è capitato nella scherma». L’ha già vinta due volte: nel 2022 nella categoria 50-59 anni, nel 2023 in quella assoluta femminile. «Penso che sarà la mia ultima presenza in questa competizione tanto massacrante quanto affascinante: l’età avanza (lei è nata nel 1963, ndr), ma voglio chiudere quella che considero come l’Olimpiade dell’ultra-cycling con un acuto e completare la gara in meno di 12 giorni: proverò a finire in 11, c’è chi sostiene che potrei farcela in 10; di sicuro userò tutte le mie forze e la mia volontà».
Detto che il record femminile è della statunitense Seana Hogan (9 giorni, 4 ore e 2 minuti: velocità media 21,29 km all’ora) e che la nostra ex campionessa dell’arma di punta – oro olimpico a squadre nel 1992, cinque titoli mondiali – sarà l’unica italiana al via, provate a immaginare che cosa l’attende. Si pedala da Oceanside sulla costa del Pacifico (partenza il 16 giugno) fino ad Annapolis, nel New Jersey e sull’Atlantico: bisogna arrivare entro il 28. Sono 4800 miglia, 5000 km con un dislivello totale di 52.000 metri. Posto che il limite massimo è proprio di 12 giorni, «Dori» per battere sé stessa, e per rintuzzare la minaccia della danese Pernille Kinnunen, l’altra donna al via tra i 22 partenti nella categoria «solo», dovrà stare in sella per non meno di 450 chilometri al giorno. O se preferite, per 21 ore su 24. Sarà assistita da una «crew» di una ventina di fondamentali persone («Arrivano da tutta Italia, ma ci sono pure degli americani»), però alla fine tutto sarà nelle sue mani. Anzi, nelle sue gambe: «Avrò solo 2-3 ore al giorno per mangiare, lavarmi, andare in bagno, cambiarmi, riposarmi, fare trattamenti con indumenti pieni di ghiaccio perché il corpo si gonfia dopo sforzi così duri. E dovrò prepararmi alle prove estreme della Raam: si pedala con il caldo, con il freddo, con la pioggia, sopportando il dolore. Si passano 12 stati, si scalano le Rocky Mountains, si percorrono gli infiniti rettilinei del Kansas, si attraversano scenari magnifici come quelli della Monument Valley e luoghi tremendi come i deserti. Ma ce la devo fare: per me stessa, per chi mi aiuta, per gli amici, per la mamma che mi segue sempre».









