L’affidamento in prova di Alberto Stasi (nella foto) e di conseguenza la sua uscita definitiva dal carcere di Bollate nulla ha a che fare con la nuova indagine aperta dalla Procura di Pavia sull’omicidio a Garlasco di Chiara Poggi, per cui è stato condannato in via definitiva a 16 anni. Ma della nuova indagine si parla nel provvedimento del Tribunale di Sorveglianza che riconosce al quarantaduenne "equilibrio e dosi di resilienza" nell’affrontare non solo le proprie emozioni ma soprattutto "l’eccezionale e inusitata esposizione mediatica" del caso.
Nella loro relazione gli operatori del carcere hanno spiegato che proprio "la possibilità che possa emergere la sua estraneità ai fatti gli permette di vivere in modo meno faticoso l’invadenza dei media" che ha dribblato quando è tornato per l’ultima volta in carcere a sbrigare le ultime formalità e a prendere la sua roba. Il primo giorno fuori dal carcere Stasi lo ha trascorso pranzando con la madre nell’appartamento che ha affittato già da tempo e dove dormiva durante le licenze premio da quando lo scorso anno aveva ottenuto la semilibertà.
La sua avvocata Giada Bocellari ha parlato di un giorno di riposo. Il sogno di guidare la motocicletta, il mezzo di trasporto che più evoca la libertà dai tempi di Easy Rider. Ma Stasi non è un impulsivo. Anche il provvedimento del tribunale sottolinea la sua capacità di controllo che a volte lo porta ad essere "malinteso". "Ha percorso tutte le vie che l’ordinamento consente per dimostrare la propria innocenza", sottolineano i giudici. E ancora non ha terminato. Ma la prossima mossa, quella finale, deve essere ben calcolata: la richiesta di revisione. Il mese scorso il procuratore di Pavia Fabio Napoleone, che ha riaperto le indagini sul delitto di Garlasco indagando Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, il fratello di Chiara, ha inviato le carte alla Procuratrice generale di Milano Francesca Nanni per sollecitare la richiesta di revisione del processo a Stasi al Tribunale di Brescia.










